Riecco Tangentopoli: i socialisti sfidano Di Pietro. Nencini ripropone oggi una commissione d’inchiesta dopo le frasi dell’ex pm

di Giorgio Velardi
Politica

Il primo tentativo è datato 7 luglio 1993 ma finì, come tutti quelli successivi, in una bolla di sapone. Adesso però qualcuno ci riprova. Perché nonostante siano passati 25 anni da quel 17 febbraio 1992 che segnò ufficialmente l’inizio di “Mani pulite”, con l’arresto di Mario Chiesa, esponente milanese del Psi, quella stagione pare non essersi mai chiusa. Riaprendosi ciclicamente. Tra realtà e fiction (1992, 1993). Come succede oggi, dopo le dichiarazioni rilasciate da uno dei protagonisti assoluti di quella vicenda, Antonio Di Pietro, che sono bastate proprio al Partito Socialista del viceministro dei Trasporti, Riccardo Nencini, per chiedere l’istituzione urgente di una commissione bicamerale d’inchiesta sugli effetti di Tangentopoli, ma anche sulle elezioni del ’94 e sul sistema politico italiano degli anni successivi.

Certo, mancano una manciata di mesi prima di tornare a votare. Ma nelle intenzioni dei socialisti l’organismo dovrà concludere i lavori entro 180 giorni “e comunque entro la fine della XVII Legislatura”. Il tutto, come detto, nasce dall’ultima uscita dell’ex leader dell’Idv. Che tre settimane fa, a L’Aria che tira (La7), ha pronunciato una frase suonata alle orecchie di coloro che di “Mani pulite” hanno sempre avuto una visione non proprio in linea con la sua come un vero e proprio mea culpa.

RICCARDO NENCINI SEGRETARIO DEL PSI POLITICO

Riccardo Nencini (Psi)

Che paura – “Ho fatto una politica sulla paura e ne ho pagato le conseguenze – ha detto l’ex pm –. La paura delle manette, la paura del, diciamo così, ‘sono tutti criminali’, la paura che chi non la pensa come me sia un delinquente. Poi alla fine, oggi come oggi, avviandomi verso la terza età, bisogna rispettare anche le idee degli altri”. E ancora: “Ho fatto l’inchiesta Mani pulite, e con l’inchiesta Mani pulite si è distrutto tutto ciò che era la cosiddetta Prima Repubblica: il male, e ce n’era tanto con la corruzione, ma anche le idee, perché sono nati i cosiddetti partiti personali”. Proprio così ha detto. Lo scopo del Psi – la proposta è stata presentata da Oreste Pastorelli ed Enrico Buemi – non è tanto quello di “revocare in dubbio i fatti emersi nell’ambito di quell’inchiesta” che vide Di Pietro in prima linea ma capire, in particolar modo, se il “sistema della ‘paura delle manette’” abbia riguardato “anche altri suoi colleghi magistrati coinvolti nell’inchiesta”. E, ancora, “in che misura questo concetto della paura ha influito, direttamente o indirettamente, sull’intera stagione politica nota come ‘Seconda Repubblica’”.

Basta segreti – Il cuore della proposta è l’art. 4, relativo all’“Attività di indagine”. “Alla commissione, limitatamente all’oggetto della indagini di sua competenza, non può essere opposto il segreto d’ufficio né il segreto professionale”, eccezion fatta per quello “tra difensore e parte processuale nell’ambito del mandato”, recita il testo della pdl che sarà presentata oggi alla Camera. “Come si può ritenere ‘normale’ che un ex magistrato dichiari che si sia creato un sistema basato sulla paura? E non ci sia invece una richiesta corale di ricostruire i fatti di quella stagione  nel nome della ‘giustizia giusta’?”, ha commentato Nencini. “Solo il Parlamento può far luce su una vicenda così fosca. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: non ci interessa passare un colpo di spugna sulle malefatte accertate di quella vicenda – ha concluso il segretario del Psi – ma chiedere spiegazioni su quel piano di cui tutt’oggi si ignorano i contorni. E che è stato subissato dal silenzio”.

Twitter: @GiorgioVelardi