Roma caput ambulanti

di Fernando Magliaro
Roma

di Fernando Magliaro

Quattro sono a piazza Navona, 10 lungo via del Corso, due a piazza di Spagna ma in realtà sono 4 se si conteggiano anche quelle delle vie di accesso, una a Fontana di Trevi e una a San Silvestro e altre 6 sparse in zona centro, e poi 7 nell’area del Vaticano/via Ottaviano e altrettante in quella di Termini/Repubblica/Santa Maria Maggiore. In totale, quindi, sono 38 le postazioni regolarmente autorizzate per vendere, fra il 1° ottobre e il 31 marzo, le caldarroste. Ogni postazione è di un metro quadro: quelle in Vaticano e a piazza di Spagna hanno fornello, sgabello e ombrellone; le altre solo sgabello e fornello.

Affitti giornalieri adeguati al Medioevo
Quelle nella zona del Vaticano pagano un canone annuo di 231 euro e le altre corrispondono al Comune un affitto di 239 euro l’anno: fra 1 euro e 26 e 1 euro e 31 centesimi al giorno.
Banchetti per le caldarroste, camion bar, urtisti (i venditori di souvenir) ma anche i dehors dei bar e dei ristoranti sono al centro di un dibattito che va avanti da anni: come coniugare decoro, viste dei monumenti, rispetto delle regole con la tutela dei posti di lavoro e del servizio che viene offerto a clienti e turisti?

Monopolio Tredicine
“Noi offriamo un servizio ai cittadini – risponde Alfiero Tredicine, uno dei membri della famiglia che gestisce la maggioranza delle diverse postazioni e presidente dell’A.Pr.E Confesercenti – e siamo i primi a volere il rispetto delle regole e la lotta all’abusivismo. In Italia sono circa 170mila le postazioni di commercio su aree pubbliche e 90mila nei centri storici d’Italia per 360mila posti di lavoro, quindi non è un fenomeno romano. È nostro interesse che ci siano il “banco tipo” o il “camion bar tipo”, cose alle quali ci siamo adeguati di volta in volta, e poi prodotti di qualità, controllo della provenienza delle merci, strisce a terra per delimitare le postazioni: anzi, auspichiamo che il Comune le faccia al più presto”.

La normativa è una ragnatela
Certo, la normativa è piuttosto intricata: si sovrappongono competenze statali, regionali, comunali e di municipio. C’è la tutela dei beni monumentali e archeologici da un lato e, dall’altro, la norma regionale della “postazione economicamente equivalente”: in sostanza, per eliminare una postazione il Comune, secondo la legge regionale sul commercio ambulante su area pubblica, dovrebbe fornire un’altra di egual valore. Ovviamente, San Pietro, Colosseo, piazza di Spagna o Fontana di Trevi non hanno eguali al mondo. E quindi? Siamo al cane che si morde la coda.

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