Roma in guerra col cinema. Anche Scorsese è disgustato. Stop dei film a Trastevere: sale la protesta. E la responsabile M5S in Campidoglio lascia

di Sergio Patti
Cultura

Ci sono arrivati veramente in America i ragazzi del cinema intitolato al Paese a stelle e strisce. Alla rivolta per difendere le proiezioni di vecchi film nel cuore di Trastevere ha aderito anche Martin Scorsese, oltre a quasi duecento tra registi e attori disgustati dallo sfratto intimato dal Campidoglio. Una figuraccia intercontinentale alla quale il vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Roma, Luca Bergamo, sta provando a resistere anche grazie al sacrificio della vice presidente della Commissione Cultura di Palazzo senatorio, l’incauta consigliera Cinque Stelle Gemma Guerrini, arrivata a definire feticisti gli spettatori delle preziose pellicole in bianco e nero proiettate in piazza San Cosimato. Non un autogol, ma una pistola rivolta contro se stessa, di cui ieri la sindaca Virginia Raggi ha premuto il grilletto, chiedendo alla Guerrini di dimettersi. “Aderendo alla richiesta della sindaca Raggi – ha scritto la Guerrini sulla sua pagina Facebook – lascio la vicepresidenza della commissione cultura. Lo faccio con il rispetto che ho sempre avuto nei suoi confronti, convinta che agisca in base a motivazioni assai ragionate e competenti”. Lo smacco però è fortissimo. E non è detto che il suo sacrificio salvi il vero responsabile di una guerra insensata, cioè l’assessore Bergamo.

Figuraccia mondiale – A mettere una pezza prima che la situazione sfugga completamente di mano è perciò ancora una volta la prima cittadina, offrendo un incontro all’associazione dei ragazzi del Cinema America e al mondo del cinema che oggi contesta apertamente la giunta capitolina. Un tentativo tardivo di dialogare con un mondo che i Cinque Stelle a Roma sentono troppo “di sinistra”, filo Rutelliano (oggi casualmente a capo dell’Anica, la Confindustria dei produttori cinematografici) e Veltroniano, l’ex ministro dei Beni culturali, fondatore del Pd e sindaco che in tutti questi ruoli ha sempre tenuto un filo con i protagonisti di cinema e teatro. L’incontro proposto dalla Raggi, se si farà, è fissato il 15 marzo, data in cui potrebbe esserci una proposta più convincente sulle sorti del bando pubblico pensato da Bergamo per sfrattare dalla piazza gli animatori che grazie alla proiezione gratuita dei vecchi film hanno riqualificato l’area, diventando non solo un punto di aggregazione ma anche un esempio virtuoso di come le emozioni possano arrivare alle persone senza barriere, siano queste del tempo in cui è stato girato un film, della burocrazia o di una politica ottusa. “Non abbiamo nulla contro l’Associazione del Piccolo Cinema America. Ci siamo limitati a dire che l’assegnazione del diritto ad utilizzare la piazza per un periodo prolungato deve avvenire attraverso un bando. Nessuna censura”, ha scritto la Raggi, cercando di difendere una frittata bella e fatta. Per il momento perciò le distanze restano, con nomi come Valerio Mastandrea, Paolo Sorrentino, Paolo Virzì, Gianni Amelio, Ferzan Ozpetek, Checco Zalone, in tanti altri, che invocano il diritto a proiettare i film. Non certo la luna.

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