Roma sogna Tokyo con Hiroshige. Successo della mostra alle Scuderie del Quirinale. La modernità svela le radici nella tradizione classica – GUARDA IL VIDEO –

di Cristina Panzironi
Cultura
Hiroshige

Lontana, sconosciuta, difficile da capire, eppure l’arte dell’800 giapponese conquista il pubblico italiano. Tanto da far registrare volumi rilevanti alla biglietteria delle Scuderie del Quirinale, dove la mostra “Hiroshige. Visioni dal Giappone” sta bissando il successo della precedente esposizione “Hokusai. Sulle orme del Maestro”, vista all’Ara Pacis. La mostra di Hiroshige (visibile fino al 29 luglio) riporta nella nostra Capitale una visione dei paesaggi nipponici attraverso uno stile delicato ed affascinante, facendo tornare protagonista una cultura per molti versi ancora distante da quella occidentale e, insieme, il racconto di come essa sia cambiata nel tempo.

Infatti come il Maestro Hokusai, anche Hiroshige trasporta il visitatore nel Giappone dell‘800 attraverso suggestive “immagini del Mondo Fluttuante”. Eppure il viaggio sul monte Fuji e nella città di Edo, i paesaggi, l’eleganza delle donne in kimono e dei guerrieri di tempi passati, hanno resistito a secoli di cambiamenti risultando ancora attuali. Come? Basti pensare alla “grande onda di Kanagawa” proprio di Hokusai, che appare già da qualche anno tra le emoji dei nostri smartphone, in pubblicità internazionali o nel doodle di Google che celebra l’anniversario della nascita dell’artista che l’ha disegnata. Un percorso quasi naturale di adattamento ai tempi al quale anche l’arte giapponese non poteva infatti sfuggire. E a dimostrarlo sono le evoluzioni e i nuovi artisti che dal Giappone hanno reinterpretato il concetto stesso d’arte. Ad esempio attraverso la digital art di Tatsuo Horouki, molto discussa per una particolare caratteristica: le sue opere sono completamente realizzate su Excel.

E se Horouki non è l’unico “artista” che ha deciso di sfruttare in modo originale le funzionalità del programma usato per calcoli e tabelle, cosa dire di Akie Nakata? Conosciuta solo come “Akie”, l’artista riesce a trasformare piccoli sassi in animali, tanto vividi da sembrare veri. Una chiara dimostrazione dei tempi che cambiano e di artisti che continuano tuttavia a ricercare il lato “spirituale” dell’arte, quello che Hokusai e Hiroshige racchiudevano nelle loro opere. Lo scopo delle creazioni di Akie infatti, come lei stessa dichiara, “è far emergere dalla pietra le sensazioni che è in grado di trasmettere, traendone da essa un impulso vitale.” Evoluzioni e nuove forme artistiche dunque, che sembrano però affondare le proprie radici in una cultura ben radicata. E mentre l’arte continua nelle sue mutazioni, di certo la contaminazione tra culture diverse e la riscoperta del passato sembrano esser un requisito del quale i nostri musei non vogliono più far a meno.