Ruspadana, il razzismo è un gioco. Un’App invita a schiacciare con la ruspa i migranti. Ma gli ideatori non ci stanno: voleva essere solo satira

di Cristina Panzironi
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Si chiama Ruspadana e non è una nuova trovata comunicativa di Salvini, ma un gioco sviluppato da due ragazzi italiani che negli ultimi giorni ha scatenato una vera e propria ondata di indignazione generale e segnalazioni a valanga. Mentre la questione migranti rimane tema caldo del dibattito politico e mentre Matteo Salvini continua a governare il timone mediatico alla ricerca di un’inversione di rotta di un’Europa ancora poco Europa, l’Apple cerca di far dimenticare “l’affaraccio” del gioco, bollato come razzista. L’app Ruspadana era infatti apparsa sull’Apple Store e presentata, tra tante altre, come un goliardico passatempo. Obiettivo del gioco uno, semplice e prevedibile: rimuovere, schiacciandoli con una ruspa, gli ostacoli sulla strada per arrivare alle Alpi. Peccato che gli “ostacoli” fossero uomini di colore e la descrizione dell’app recitasse: “Aiuta Ruspadana a fermare l’invasione! Ripulisci le strade, rimuovi gli ostacoli e goditi le Alpi”. Come il gioco possa aver passato i rigidi controlli della “mela” californiana e le sue stringenti policy antirazziali rimane un interrogativo ancora senza chiara risposta.

Solo goliardia? – Probabilmente, come ipotizzato dai due sviluppatori, la spiegazione è molto più semplice di quanto non sembri di primo acchito: “Un segnale del fatto che fosse legittimo ridere anche di argomenti assolutamente seri”. Niente più che un po’ di goliardia e satira, a dire dei ragazzi insomma. Eppure Matteo Barni e Giampiero Salemme hanno dovuto far i conti con le veementi reazioni degli utenti e le tante proteste sui social. La quasi immediata rimozione di Ruspadana dall’Apple Store non ha fatto che aumentare lo sbalordimento dei due che, su twitter, hanno precisato che raffigurare una determinata realtà non significa esser automaticamente d’accordo con essa e che non può esser certo un giochino insulso, creato con il solo scopo di “divertire”, a fornire nuova linfa vitale al fenomeno del razzismo. Un alibi che, tuttavia, non ha covinto pochi internauti che hanno trovato il gioco di pessimo gusto. Così, mentre il clima si fa sempre più caldo – e non solo per le temperature estive – fa riflettere il fatto che sembra essere ormai diventato normale divertirsi e far satira su disgrazie e problemi sociali dalla difficile soluzione. “Uagliú, e ch’ maronn’”, titolava un tweet dei due sviluppatori. Ed è forse la giusta esclamazione da ripetere per provare a non assuefarsi a scene di morti quotidiane e a continuare a trovare raccapricciante ridere di questioni che vanno ben oltre la politica, di qualunque colore essa sia.