Russiagate, è battaglia sul telefono di Savoini. I pm a caccia delle chat criptate. Si indaga su possibili contatti diretti con Salvini. Il Riesame si riserva di decidere sul dissequestro

di Alessandro Righi
Cronaca

È proprio il caso di dirlo, per Matteo Salvini e la Lega non è un bel momento. Dopo la scelta di staccare la spina al governo del cambiamento, sperando vanamente di capitalizzare i consensi con nuove elezioni, ad impensierire il Carroccio torna ancora una volta la vicenda della trattativa all’hotel Metropol di Mosca. Già perché ieri era il grande giorno in cui il gip di Milano doveva decidere in merito all’istanza avanzata dalla difesa di Gianluca Savoini per rientrare in possesso dei due cellulari sequestrati due mesi fa. Nulla di strano perché simili richieste sono passaggi del tutto scontati durante le indagini.

Ma ieri, in aula, sono emersi alcuni particolari che riaccendono l’interresse sulla vicenda. A partire dal contenuto dei due smartphone, uno di proprietà del presidente dell’associazione Lombardia Russia e l’altro intestato alla moglie, da cui non sono emersi contatti, né via chat né via mail o telefonici, fra Savoini, quest’ultimo accusato di corruzione internazionale, e il leader della Lega Salvini di cui, un tempo, era stato addirittura portavoce. Peccato, però, che in aula spuntava fuori un dettaglio tutt’altro che secondario ossia che per alcuni problemi tecnici non era stato ancora possibile completare la copia forense del contenuto di uno dei due smartphone. Senza sorprese, proprio quello del presidente di Lombardia Russia e che era stato acquistato di recente.

Ma c’è di più perché il problema in realtà sarebbe che sul terminale incriminato, un Huawei, è presente una chat criptata. Un sistema di comunicazione, tutt’ora rimasto inaccessibile ma che gli inquirenti sperano di riuscire a penetrare, in cui potrebbero essere celate conversazioni delicate che Savoini voleva tenere al sicuro da eventuali indagini. Forse anche alla luce di queste rivelazioni, ieri il gip di Milano ha deciso di prendere del tempo per analizzare l’istanza della difesa di Savoini. Del resto la vicenda è delicata e forse proprio dall’analisi di quel terminale potrebbe dipendere il destino dell’intera indagine gestita dai pubblici ministeri Gaetano Ruta e Sergio Spadaro.

I RUBLI PER LE EUROPEE. Quel che c’è ed è stato estratto dal telefono sono, invece, i contatti preparatori all’incontro dell’hotel Metropol di Mosca del 18 ottobre scorso. Conversazioni risalenti almeno all’estate dello scorso anno intercorse fra Savoini, gli altri 2 italiani coinvolti ovvero l’avvocato Gianluca Meranda e l’ex bancario Francesco Vannucci entrambi indagati per corruzione internazionale, e persone legate agli interlocutori russi al tavolo. Al momento e secondo quanto si apprende gli inquirenti stanno anche lavorando per identificare con certezza il funzionario o i funzionari che avrebbero dovuto intascare le presunte tangenti attraverso una compravendita di petrolio, a prezzo di favore, che, stando alla registrazione audio dell’incontro, avrebbe portare 65 milioni di dollari nelle casse della Lega per finanziarne la campagna elettorale europea. Una trattativa durata mesi e non pochi giorni come ipotizzato in un primo momento che, però, sarebbe terminata con il più classico dei nulla di fatto.

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