Saldi di fine Legislatura: a Montecitorio la spesa sale pure per i vitalizi che dovevano abolire

di Antonio Pitoni e Giorgio Velardi
Politica

Oltre al danno la beffa. Alla Camera la dieta è finita e dall’anno prossimo, recita il bilancio di previsione che La Notizia ha potuto visionare, la spesa (“al netto della restituzione allo Stato di 80 milioni di euro”) tornerà a salire fino a toccare quota 968 milioni 124mila 571 euro. Un incremento di 17,6 milioni, l’1,85%. Dovuto soprattutto “alla spesa previdenziale per i deputati cessati dal mandato”, c’è scritto nella relazione che accompagna il bilancio, che salirà dai 133,3 milioni del 2017 a 136,1. Spesa previdenziale, cioè i vitalizi. Già perché nonostante le promesse di tagliarli con la legge Richetti naufragata al Senato, e la contestata delibera Sereni (Pd) entrata in vigore il 1° maggio, con la quale viene applicato un contributo di solidarietà triennale agli assegni da 70mila euro lordi all’anno in su, le ricche prebende degli ex inquilini di Montecitorio continueranno a correre indisturbate.

Nello specifico, sempre stando al bilancio, 78 dei 136,1 milioni serviranno per pagare i vitalizi diretti, altri 16,2 per le pensioni dirette e, dulcis in fundo, 23,2 milioni per la reversibilità degli ex deputati defunti. Insomma, hai voglia a dire che i vitalizi non ci sono più o a parlare di tagli draconiani: le chiacchiere stanno a zero. E a dirlo è proprio la Camera.

Ma non solo. Perché a fare un balzo in avanti sarà infatti anche la spesa previdenziale del personale in quiescenza, che l’anno prossimo toccherà quota 276 milioni 710mila euro contro i 265 milioni 710mila del 2017. Un altro salasso da 11 milioni, più 4,4%. A conti fatti, per pagare gli stipendi del persone eletto e non, vitalizi e pensioni, Montecitorio dovrà staccare un maxi-assegno da 769 milioni 400mila euro, praticamente il 79,5% dell’intera spesa a bilancio. Sempre a partire dal 1° gennaio, cesserà l’efficacia della delibera del 2014 con la quale l’Ufficio di presidenza aveva ‘calmierato’ gli stipendi dei dirigenti, congelando peraltro le indennità di funzione. Una delibera impugnata dal personale, che ha vinto il ricorso in appello dinanzi alla giurisdizione di Montecitorio.

Cosa vuol dire in termini pratici? Che per esempio l’indennità di funzione del segretario generale di Montecitorio, che era stata ridotta di 662 euro al mese, da Capodanno tornerà a salire a 2.200 euro netti al mese. O che il consigliere capo servizio e il consigliere capo della segretaria del presidente riprenderanno ad incassare 1.197 euro contro gli attuali 598. Indennità quasi raddoppiata pure per il consigliere capo ufficio della segreteria generale: da 485 a 882 euro. E così via fino al V livello. “Il bilancio della Camera – attacca Riccardo Fraccaro (M5S), segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera – continua ad essere la cartina di tornasole di una politica incapace di riformarsi. Le misure di facciata adottate dai partiti, come le bugie, hanno le gambe corte”.

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