Salvare la lingua italiana! Oltre 600 professori universitari scrivono a Governo e Parlamento: “Gli studenti scrivono male. Occorre intervenire subito”

dalla Redazione
Scuola

L’italiano sembra essere una lingua sconosciuta anche agli italiani stessi. Addirittura agli studenti visto che oltre 600 docenti universitari hanno deciso di sottoscrivere un documento inviato a Governo e Parlamento sottolineando che: “Molti studenti scrivono male in italiano, servono interventi urgenti”. Il documento, partito dal gruppo di Firenze per la scuola scuola del merito e della responsabilità continua così: “È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcune facoltà hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana”. Il vero nodo della questione, secondo i docenti che hanno sottoscritto l’iniziativa, sta nel fatto che “non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema”. Per questo si sottolinea la necessità di avere “scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti, oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né l’impegno degli insegnanti, né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti”. Ecco perché, secondo i professori, sarebbe necessario entro la fine del primo ciclo di studi raggiungere un livello medio minimo di conoscenza della lingua italiana. E per questo vengono indicate anche alcune richieste e linee guida per raggiungere questo obiettivo. Tra i sottoscrittori ci sono Ilvo Diamanti, Massimo Cacciari e Carlo Fusaro. Altri nomi che spuntano scrutando la lunga lista sono quelli degli Accademici della Crusca Rita Librandi e Piero Beltrami, il linguista Edoardo Lombardi Vallauri, lo storico Luciano Canfora, ma anche rettori universitari, economisti e tanti altri ancora.

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