Se il conflitto di interessi è di casa alla Regione Lazio. A controllare l’informatizzazione dell’ente ci penserà il capo della società che la realizza

di Valeria Di Corrado
Cronaca

di Valeria Di Corrado

La proliferazione di nomine dalla dubbia compatibilità alla Regione Lazio è un fenomeno che non va in vacanza. L’ultimo caso riguarda Francesco Maria Loriga, nominato lo scorso 18 luglio amministratore unico della LAit Spa (acronimo di “Lazio Innovazione Tecnologica”), la società che dal 2001 lavora “al fianco della Regione Lazio per assicurare la governance dei processi di informatizzazione della pubblica amministrazione regionale”. Molti sanno che Loriga è stato dal 2008 dirigente responsabile dei sistemi informativi della Provincia di Roma. Ha realizzato il progetto “Provincia Wi-fi”, su cui l’allora presidente Nicola Zingaretti ha messo la firma, facendone uno dei cavalli di battaglia della sua amministrazione. Pochi, invece, sanno che allo stesso Francesco Loriga è stato affidato l’incarico di responsabile della struttura “Agenda Digitale e Open Government”, il cui compito è “promuovere la redazione e verificare l’attuazione dell’Agenda Digitale per il Lazio, contenente gli indirizzi e le linee guida per le iniziative che riguardano le infrastrutture e le reti digitali, la lotta al digital divide, la promozione di servizi di semplificazione e digitalizzazione della macchina amministrativa”.
L’incarico “di natura altamente fiduciaria” (attribuito a un “soggetto esterno all’amministrazione”) permette di bypassare i concorsi pubblici – si legge nella disposizione firmata dal Segretario Generale Andrea Tardiola lo scorso 27 maggio. Lo stesso giorno viene emanato un regolamento regionale (n.8) in cui la struttura “Indirizzo, società ed enti regionali”, interna al Segretariato, viene sostituita da “Agenda Digitale e Open Government”. Tale regolamento viene pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio (n.45) il 28 maggio, ossia il giorno dopo la nomina del suo responsabile. I dipendenti più maliziosi pensano che la struttura sia stata creata “ad hoc” per l’ex collaboratore di Zingaretti. Su misura, insomma, rispetto al curriculum di Loriga, in attesa di affidargli la più prestigiosa (e più remunerata) poltrona di amministratore d LAit Spa. La trasparenza delle pubbliche amministrazioni ormai è diventata un obbligo di legge, eppure andando a cercare sul sito della Regione, all’interno del Segretariato Generale, alla voce “Agenda Digitale e Open Government”, il nome di Francesco Loriga stranamente non è menzionato.

Cosa dice la normativa
La vicenda si tinge di giallo soprattutto alla luce del decreto legislativo in materia di incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni (n.39 dell’8 aprile 2013). Era stata la legge anticorruzione n.190 del 6 novembre 2012 a delegare al Governo la modifica della disciplina per evitare che si potesse creare un “conflitto con l’esercizio imparziale delle funzioni pubbliche affidate”. Il decreto legislativo dell’8 aprile 2013 prevede che “gli incarichi dirigenziali, interni ed esterni, nelle pubbliche amministrazioni sono incompatibili con la carica di presidente e amministratore delegato di enti di diritto privato in controllo pubblico da parte della regione”. Un caso che ricorda molto da vicino quello di Andrea Ciampalini, nominato da Zingaretti vice capo di Gabinetto il 2 maggio scorso, dopo che il 4 aprile era stato scelto dall’assemblea dei soci come presidente della società di diritto privato in controllo pubblico denominata “Sviluppo Lazio”. Società che si occupa per conto della Regione dell’attuazione delle politiche economiche e che vede l’80% delle azioni nelle mani della Pisana.

Il presunto risparmio
Scandalizzarsi? E perché mai? Se qualcuno chiede perché si stanno moltiplicando gli incarichi nelle mani di una sola persona, la risposta dell’entourage del governatore Zingaretti è che si risparmiano soldi pubblici corrispondendo un’unica indennità anche a fronte di più poltrone. Nulla quaestio invece sul fatto che incrociandosi incarichi e competenze si sconfina nell’incompatibilità, facendo spesso coincidere controllore e controllato. Con conseguenze sulla legalità degli atti e buona pace del conflitto di interessi.

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