Sempre più episodi di bullismo. Parla Maria Rita Parsi: altro che contesto sociale. La colpa è di scuola e politica

di Giorgio Velardi
L'intervista

Di casi come quello di Giugliano, in quarant’anni di carriera, Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta, ne ha visti parecchi. “In tanti si affretteranno a dare la colpa al contesto sociale in cui questa violenza, che andava avanti da anni, cioè da quando questi ragazzini frequentavano le elementari, è avvenuta”, dice la professoressa a La Notizia. Ma “ci sono cause e responsabilità molto più profonde, a cominciare da quelle della scuola come agenzia educativa e della politica”.

Andiamo con ordine. Quali sono le responsabilità del sistema scolastico?
Manca l’attenzione di docenti ed educatori a individuare problematiche e drammi delle giovani generazioni. Le quali, con particolare riferimento a ragazzi affetti da disabilità o ritardi sui quali vengono perpetrate violenze, si ritrovano spesso a vivere in condizioni di assoluta solitudine.

Però a venire meno è stato innanzitutto il primo baluardo: la famiglia. Non crede?
Indubbiamente. Ci sono famiglie all’interno delle quali vengono compiuti abusi nei confronti di minori i quali a loro volta li ripetono all’esterno a mo’ di rivalsa. Però vede, c’è un paradosso: spesso i nuclei in crisi sono quelli che non cercano soluzioni e cure per i loro problemi. In questo senso, l’istituzione scolastica avrebbe dovuto assumere il ruolo di “supplente”, individuando le situazioni più critiche e aiutando alunni e genitori a ritrovare la serenità perduta.

In che modo? Si spieghi.
In Italia ci sono quarantunomila strutture scolastiche. Quarantunomila. Bene: a mio parere ognuna dovrebbe essere “trasformata” in un centro culturale polivalente, aperto al territorio dalla mattina alla sera con all’interno un’equipe medica psicopedagogica al servizio costante sia degli insegnanti sia di padri e madri. Ma è un approccio che non sembra interessare a nessuno. Cosa succede allora? Che l’agenzia educativa per eccellenza diventa il virtuale.

Ecco, la rete. Che ruolo gioca su chi compie violenza?
Negli ultimi anni c’è stata una vera e propria globalizzazione della violenza e la crudeltà è stata adottata come codice di comunicazione. Oggi i giovani cercano e trovano i loro modelli di riferimento non più all’interno del mondo reale, ma su Internet. Universo nel quale, complice l’assenza di regole e mediazioni, vengono continuamente veicolati comportamenti e contenuti che inneggiano alla violenza, spesso emulativi di fiction o film.

Però lei lo sa meglio di me: c’è una scuola di pensiero secondo la quale le serie Tv più violente hanno uno scarso impatto sui comportamenti dei ragazzi…
Chi sostiene questa posizione se ne deve assumere in toto la responsabilità. Prodotti come Gomorra e Romanzo Criminale possono essere infatti apprezzabili da un punto di vista cinematografico e artistico, ma l’impatto che certe scene e atteggiamenti hanno su adulti e adolescenti è molto rilevante e per altri versi inquietante. Ci sono studi che dimostrano come la mente umana, soprattutto quando si è piccoli, catturi queste immagini essendone poi fortemente condizionata nel ripeterle. Così come pure esistono tanti ragazzi che crescono nella solitudine e nell’indifferenza e vengono allevati nell’assenza di guide affettive ed educative, così da non provare alcuna empatia nei confronti delle persone sulla quali compiono violenza. È preoccupante.

E la politica?
Ha responsabilità enormi. Da anni ha smesso di guardare ai bisogni e alle problematiche delle persone e al loro benessere arroccandosi su se stessa. Se la politica sceglie di comprare più armi o di innalzare le tasse a livelli allucinanti senza migliorare i servizi per le famiglie e la burocrazia poi non può lavarsene le mani.

Tw: @GiorgioVelardi