Sentenze shock, sale il disagio. Da Vannini al clochard bruciato, l’Italia è indignata. Il criminologo Meluzzi: “Si sta incrinando il senso della giustizia”

di Monica Tagliapietra
L'intervista

La legge non è uguale per tutti. Cinque anni per Antonio Ciontoli che nel 2015 uccise dopo averlo fatto agonizzare per ore Marco Vannini. Per la morte del ventunenne l’accusa aveva chiesto 14 anni, ma la Corte D’Assise ha fatto un super sconto derubricando l’omicidio da volontario a colposo. E dunque tra qualche anno papà Ciontoli, agente dei servizi segreti, tornerà alla sua vita come se nulla fosse successo. Mani di velluto dei giudici anche per i due ragazzini che qualche giorno fa a Verona hanno bruciato vivo un clochard nella sua auto.

Per il Tribunale sono colpevoli, ma resteranno impuniti perché non andranno in carcere neppure un giorno, fosse servito solo per farli riflettere. Del resto “era solo un gioco”, avevano dichiarato i minorenni. E come gioco è stato trattato. Ma attenzione, perchè giudice che vai, sentenza che trovi. Ed ecco allora la mano pesante della magistratura per il trentenne che lo scorso luglio accoltellò il figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini. Eppure Niccolò (questo il nome del ragazzo) ha passato giorni in ospedale ma fortunatamente si è salvato. Di fronte a certe sentenze, ce ne sono migliaia, viene da chiedersi: ma che razza di giustizia è questa? Sicuramente poco credibile per il criminologo e psichiatra Alessandro Meluzzi.

Come si fa ad avere fiducia nella giustizia dopo aver visto questi verdetti?
“Semplicemente non si può avere. La sentenza Vannini è uno dei più grandi colpi alla credibilità e alla giustizia che sia stato inferto negli ultimi anni. Purtroppo siamo in mano a una magistratura sciatta sotto il profilo culturale e piena di pregiudizi ideologici e politici. E questo ovviamente non permette ad alcuni giudici di essere più un riferimento credibile per i cittadini. Uno Stato che consente di uccidere un suo ragazzo senza che di fatto i suoi assassini vengano puniti non è uno Stato di diritto”.

Perché arrivano sentenze così apparentemente ingiuste, la legge non sembra proprio uguale per tutti.
“Perché manca una vera riforma sulla responsabilità civile. E noi italiani onesti dovremmo ribellarci, si deve parlare per arrivare a dei risultati. Finché non si farà niente saremo sempre vittime di questo sistema”.

Non tutti i giudici, però, sono così. Non si può fare di tutta l’erba un fascio, no?
“Dovrebbe essere così. Invece, come diceva Piero Calamandrei, i giudici sono come i maiali, se ne attacchi uno si ribellano tutti. Sono una casta, non lo dico io ma i fatti. E i fatti hanno la testa dura. Basti vedere il caso di Fabrizio Corona”.

Un altro caso di giustizia all’italiana?
“La colpa più grande di Corona è stata quella di ribellarsi alla casta. E per questo ha pagato un prezzo alto, mi pare sotto gli occhi di tutti che si sia voluto punire secondo ideologia e non secondo legge”.

Quindi cosa si dovrebbe fare?
“Si deve riportare un sistema a rispondere con assoluta certezza e nello stesso modo a casi identici, senza che le suggestioni umane possano influire. Nella variabilità umana occorre inserire lo Stato e la preparazione. Oggi è difficile restare fuori da certe pressioni. Ma in fondo ogni popolo ha i giudici che si merita”.