Sì, studenti e insegnanti salveranno l’Italia. L’istruzione antidoto al populismo. Così Floris riabilita il mondo della scuola

di Carmine Gazzanni
Cultura

O ramai siamo diventati talmente abituati da esserne diventati quasi assuefatti: non passa una settimana senza che telegiornali, quotidiani, siti non raccontino di episodi di bullismo, ora di studenti nei confronti di studenti, ora di studenti nei confronti di professori, ora – c’è anche questo – di professori stessi nei conronti di studenti. Un caos che va avanti da talmente tanto tempo da esser diventato a tratti “normale”. È da qui che parte la riflessione di Giovanni Floris nel suo Ultimo banco. Perché insengnanti e studenti possono salvare l’Italia (Solferino), un saggio importante e prezioso e mai banale, che riesce, senza mai cadere nella facile retorica, di spiegare il sottile fil rouge che lega anni di disinteresse al mondo dell’istruzione, anni di sottovalutazione del fenomeno, anni di proteste degli insegnanti mai ascoltate e di retribuzione palesemente ingiuste, all’Italia di oggi, morsa dall’odio e dal populismo, retta da una classe politica inadeguata e spesso incompetente. Due realtà di fatto, quella della scuola bistrattata e quella della classe politica senza polso, innegabili e archimedee a tutti. La bravura di Floris sta nel legarle, nel mostrare lo spessore di quel fil rouge che si ritrova ad essere non più così sottile, una volta celato il vero stato dell’arte.

E il giornalista porta a compimento questo intento a tratti sociologico con aneddoti e racconti che si lasciano divorare dal lettore. A partire dagli episodi autobiografici, come quello della mamma, insegnante, che correggeva i compiti e passava le ore a studiare (e il piccolo Giovanni si chiedeva: “Ma se lei che insegna, perché studia?”); o quello del suo professore di filosofia che giocava con la classe a pallone a Villa Borghese; o, ancora, la lezione di un anziano montatore della Rai che lo mise al suo posto (“Chi ti credi di essere?”). Ma il saggio non è solo un’autobiografia. È molto di più. È un inno d’amore all’Istituzione Scuola, al suo ruolo nella società. E al fatto che, nonostante tutto, di esempi virtuosi, l’Italia è piena. Un enorme segno di speranza. Che Floris scopre, racconta e valorizza. Ma ci dev’essere responsabilità. Di tutti. Soltanto così, insiste il giornalista, studenti e insegnanti possono davvero salvare questo malandato Paese.

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