Socialmente impuniti. Minacce di morte, razzismo e diffamazioni. I social zona franca per gli insulti. L’ultimo bersaglio il carnivoro Cruciani

di Francesca Barra
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“Morirai di cancro”, “morirai presto Cruciani”. Mi sveglio e scopro che il mio profilo instagram è diventato lo strumento con cui far pervenire minacce a Giuseppe Cruciani. Sotto una foto che ci ritrae insieme al Salone del libro di Torino. Ho iniziato a cancellare le offese peggiori a bloccare i commentatori molesti fino a quando non mi sono capitati due soggetti. Uno di loro, quello che augurava la morte, per intenderci, ha perfino un nome e cognome, indicazioni del luogo dove lavora, la città e la foto con la fidanzata nel profilo. Della serie, sono certo che sarò l’ennesimo impunito.

Non è la prima volta che capita. Due anni fa fui minacciata di morte e di stupro dopo un post in cui chiedevo prudenza nell’accusare extracomunitari e rom di reati che, invece, commettono spesso gli italiani. Fra i più accaniti nell’augurare ogni sciagura possibile a me e alla mia famiglia, c’erano: una infermiera, un padre di famiglia, uno studente universitario. Naturalmente denunciai alla polizia postale.

O quelle che ho dovuto cancellare dopo aver scritto il libro su un ragazzino migrante, cristiano copto. Perfino una professoressa ha iniziato a inveire contro il protagonista e la sua mamma affidataria italiana. “Musulmano”, “terrorista”, “sopravvivi grazie ai nostri soldi” (nel post invece io raccontavo che la famiglia affidataria non è aiutata dallo Stato e sottolineavo che fosse cristiano copto). Magari però avevano condiviso la foto di Aylan sulle loro bacheche qualche settimana prima.

O ancora: “tua madre che ti ha partorito è una troia” e solo perché di fede calcistica differente. Ricordate la studentessa di veterinaria, Caterina Simonsen, affetta da quattro, dico quattro, malattie genetiche rare, bersaglio degli animalisti? Le scrivevano “muori”, “dovevi morire da bambina”. E questo perché aveva scritto un post a favore dei test medici sugli animali. Ma il punto non è questo e nemmeno se c’è chi merita – perché provoca – più di altri,  di subire violenza verbale.

Chi si nasconde dietro una tastiera utilizzando quelle minacce, che individuo è nella vita? Proteggi la tua vita, sperando che per un’opinione una donna sia stuprata? Se auguri la morte a Cruciani per proteggere la vita di un agnello che tipo di umanità stai professando e difendendo?

Cruciani ha ostentato un atteggiamento per attestare la sua indipendenza. E’ stata una sfida, un manifesto di libertà. Condivisibile o no la sua scelta, nessuno la può limitare. Soprattutto perché non ha invaso e imbrattato casa altrui con il sangue. E spero che sia chiaro che non si tratti più solo di un confronto fra vegani, infastiditi dal carnivoro Cruciani (e dunque dalla popolazione italiana che continua a fare uso di carne, di chef più o meno noti, macellai e via discorrendo). Di buonisti contro razzisti. Di populisti. Di estremisti dunque. Si tratta del fallimento della comunicazione e, ancor più, della libertà.

E se invadi la radio, se diffami sui social, minacci, rubi l’identità, commetti un reato. L’impunità non diventi l’anticamera di atti pericolosi e annunciati in ogni forma.