Sovranisti sardi contro i disabili. L’ente di assistenza rischia il crack. L’Aias vanta dalla Regione crediti per 40 milioni. Ma la Giunta del presidente Solinas vuole azzerarli

di Laura Tecce
Politica

Dalla sera alla mattina i 1.200 dipendenti dell’Aias, l’Associazione Italiana Spastici, che opera in Sardegna da oltre 50 anni con 40 centri di riabilitazione e assistenza ai disabili, sono venuti a sapere che potrebbero perdere il posto di lavoro. Nonostante la proprietà – la famiglia di imprenditori Randazzo – abbia riconosciuto che vi sia un problema di insolvenza nei confronti dei dipendenti e abbia già avviato le necessarie procedure.

LA VICENDA. La procura di Cagliari, a seguito dell’istanza presentata dai lavoratori che da circa un anno non percepiscono stipendio, ha chiesto al tribunale di dichiarare il fallimento. Malgrado il credito di 40 milioni, a fronte di debiti per poco più di 20, vantato dall’Aias nei confronti della Regione Sardegna. Non a caso, in occasione della prima udienza, che si è svolta il 15 ottobre, lo staff legale dell’associazione ha deciso di presentare un’istanza di concordato preventivo in bianco cui seguirà un piano di ristrutturazione aziendale che prevede la tutela di tutti i dipendenti e dei tremila ospiti dei centri, in un’ottica di continuità del servizio di assistenza ai disabili.

Nel frattempo però la Regione Sardegna, guidata dal governatore Christian Solinas, sostenuto dalla coalizione di centrodestra e sardista oltre che da Matteo Salvini in persona, ha chiesto la revoca delle convenzione all’associazione Aias che, ricordiamo, è un’azienda privata, per affidarla ad altri soggetti ipotizzando un’eventuale assunzione diretta dei 1.200 dipendenti. Procedura non prevista dalla legge: la Regione, in quanto ente pubblico, deve assumere necessariamente per concorso. Peraltro Aias non è soggetta al controllo della Regione, nei confronti della quale, vanta anzi, come detto, un credito di circa 40 milioni di euro maturati dal 1996 ad oggi a fronte di un debito complessivo verso i dipendenti, del fisco e dei fornitori di poco più di 20 milioni.

Quindi, anziché procedere ad una richiesta di revoca delle convenzioni, con tutte le conseguenze del caso non solo per i lavoratori ma anche sulle tremila famiglie coinvolte che hanno in carico persone con vari livelli di disabilità, la Regione potrebbe iniziare col ripianare i debiti. L’assessore alla Sanità, il leghista Mario Nieddu, ha invece proposto l’assunzione diretta. Ipotesi bocciata dagli avvocati di Aias, che la ritengono non perseguibile trattandosi di crediti non compensabili.

“Dopo un’analisi della situazione attraverso una verifica della documentazione contabile e le posizioni di natura patrimoniale economica e finanziaria dell’associazione – spiega a La Notizia il consulente tributario per la stesura del concordato preventivo, il commercialista romano, Gianluca Timpone – ritengo che la proposta di concordato in bianco possa giungere a buon fine in quanto vi sono tutte le condizioni per continuare in maniera proficua l’attività dell’associazione che verrà svolta in continuità aziendale. Il primo step che verrà affrontato in sede legale e tributaria sarà la ricognizione dei crediti che l’associazione vanta soprattutto nei confronti della Regione e in nessun modo – assicura – i pazienti subiranno ulteriori disagi”.

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