Spese galattiche al Centro di Ricerche Aerospaziali. Ma gli impianti sono fermi da un anno. E all’orizzonte l’ombra del danno erariale

di Carmine Gazzanni
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Mentre la Nasa scopre le ormai famose “sette sorelle” della Terra, in Italia l’unica cosa a spiccare il volo pare sia la spesa. Astronomica. A riguardo è chiaro l’ultimo aggiornamento della relazione della Corte dei Conti, che fa il punto sullo stato dell’arte nel Cira, il Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali, partecipato per il 47% dall’Asi (Agenzia Spaziale Italiana), per il 5% dal Cnr, per il 16 dal Consorzio Area Sviluppo Industriale di Caserta (il Cira ha sede a Capua) e per il 32 per cento dalle “principali industrie aerospaziali italiane”. L’obiettivo del Centro è molto chiaro: gestire e portare avanti il Pro.R.A., un progetto di ricerche in campo aerospaziale, ai quali lo Stato ha tenuto molto sin da subito. Non è un caso che sono due le modalità di finanziamento disposte per la realizzazione delle opere: un piano finanziario “a vita intera” di 428,7 milioni di euro a cui peraltro si aggiungono altri finanziamenti regionali e del Miur che hanno portato il fondo, secondo gli ultimi dati, a raggiungere quota 600 milioni di euro; più un secondo finanziamento per “fronteggiare le esigenze connesse alla gestione delle opere progettate e realizzate nell’ambito del Pro.R.A.”. Stiamo parlando di un contributo annuo prima di 20 milioni (40 miliardi di lire fino al 2002), salito a 24 dal 2007, poi sceso a 21 dal 2015 per via delle politiche di spending review.

Parliamo, dunque, di una mole non indifferente di finanziamento. E sebbene ci siano stati, rispetto agli anni passati, notevoli passi in avanti, restano macchie che, anzi, si sono via via allargate. Per dire: due dei progetti del Pro.R.A sono il Plasma Wind Tunnel e l’Icing Wind Tunnel, strutture uniche in Italia di gallerie del vento ipersoniche. Peccato, però, che nel 2015 (l’anno preso in esame dai magistrati contabili) il Pwt è rimasto completamente fermo per tutto l’anno, mentre l’impianto Iwt lo è stato fino a settembre. Insomma, uno stallo non da poco. Lo stesso che tocca anche il Lisa, sigla che sta per “Laboratorio per prove di impatto su strutture aerospaziali”. Dice chiaramente la Corte dei Conti: “l’impianto è rimasto inattivo nel 2015, come nel 2014, in attesa di intervento per il recupero delle funzionalità e il ripristino funzionale dell’impianto previsto entro marzo 2017”. Sempre che si faccia in tempo. Lo speriamo tutti, considerando che fino ad oggi solo questi tre progetti sono costati 137 milioni. Né c’è da stupirsi. Perché il punto è proprio questo: il fondo di 428 milioni è stato utilizzato quasi completamente (il 95%). Tutto sta ora nell’utilizzare questi impianti. Servirebbe forse maggior controllo. Anche perché la legge prevede ci sia una commissione di controllo. Peccato, però, che dal 2013 – sottolineano ancora i magistrati contabili – non è stata mai più nominata, nonostante le richieste incessanti del ministero dell’Istruzione.

Ombre pesanti – Ma non è tutto. Perché dalla relazione emergono anche tratti poco piacevoli nel caso dovessero essere appurati. I magistrati contabili, infatti, segnalano anche che nel corso del 2016 “il collegio sindacale ha fatto numerose segnalazioni  di  ipotetici  danni  erariali”. Dai danni in materia di personale al danno ambientale. Ma ci sono anche questioni più delicate, come la “sottrazione di materiali di proprietà pubblica” o “attività remunerate ritenute dubbie”. E dubbie sembrano essere anche alcune partecipazioni.

Tw: @CarmineGazzanni

  • Sergio

    Anche qui nessuno controlla? si finanzia e basta?

    • trinitron1

      Cosa vuoi controllare? Questi soldi sono erogati per gli amici degli amici e una parte devono tornare indietro al mittente. Capisciammè. Questo è l’unico controllo che fanno: che nessun altro se li fotta.