Sprechi e corruzione sul Mose. Chi ha colpe ora dà soluzioni. Un disastro annunciato simbolo dell’Italia che affonda. E in laguna è scaricabarile sulle responsabilità

di Clemente Pistilli
Politica

Venezia affonda e insieme alla Serenissima affonda l’Italia. La città e il Paese finiscono sommersi più che dall’alta marea dall’incapacità di tutelare il proprio patrimonio e di affrontare seriamente i mali che affliggono la penisola. Il Mose ne è un esempio lampante. Un’opera di dubbia efficacia, progettata trenta anni fa, in costruzione da sedici anni, arrivata a costare sugli 8 miliardi di euro e ancora incompleta, paralizzata da burocrazia e corruzione. Trenta anni in cui, tanto al Governo quanto alla guida della Regione Veneto a giocare un ruolo da protagonista nella realizzazione delle 78 paratoie che dovrebbero proteggere Venezia dall’acqua alta è stato soprattutto il centrodestra, con Forza Italia e Lega in testa, gli stessi partiti che ora puntano il dito contro gli avversari per il disastro di questi giorni. Soliti spot.

Solito rimpallo di responsabilità. E solite passerelle tra le macerie quando ormai il danno è fatto. Approcci distanti anni luce da quelli che ci si aspetta dalla classe dirigente di un Paese che dovrebbe saper risolvere i problemi e che dovrebbe essere interessata a lasciare il segno per contribuire al progresso dell’Italia anziché essere presa soltanto da una perenne campagna elettorale. Ma anche ieri lo spettacolo offerto dalle diverse forze politiche è stato quello di chi guarda al voto piuttosto che a una città patrimonio dell’umanità invasa dalle acque del mare, con il 70% del centro allagato, sirene che lanciano l’allarme come in tempo di guerra e capolavori che rischiano di andare perduti per sempre.

Dopo le accuse sul mancato completamento del Mose fatte dal governatore Luca Zaia nei giorni scorsi, come se la Lega non fosse stata al timone della Regione in questi anni e fino allo scorso mese di settembre anche al Governo, ecco che ieri il capo politico pentastellato Luigi Di Maio ha accusato il centrodestra per il dramma di Venezia: “La colpa il centrodestra la deve cercare al suo interno. Governano Venezia; il Veneto; il Mose se lo sono inventati loro. Hanno speso 7 miliardi e non sappiamo quante decine di milioni sono andate in tangenti. E adesso vengono a dire che il fatto che non funzioni è colpa del M5S?”. Per tutta risposta, mentre Matteo Salvini, che al pari di altri non si è fatto sfuggire l’occasione di qualche foto in laguna, affermava che il Mose va completato, il deputato Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, ha parlato di “totale inadeguatezza di uno Stato centrale che non si è preoccupato di creare un sistema temporaneo di protezione di Venezia in attesa dell’attivazione del Mose”.

Visto che quando c’è un’emergenza intestarsi il merito di aver elargito un po’ di denaro pubblico o almeno di aver preso l’iniziativa di battere cassa in molti pensano sia sempre pagante, non è poi mancata Italia Viva, che tramite la deputata Sara Moretto ha annunciato che sta preparando “un emendamento alla manovra per dare al Commissario di Venezia risorse immediate per i lavori di cura e difesa della città, che sono stati trascurati perché le risorse sono state assorbite tutte dal Mose. La prima di queste opere deve essere l’impermeabilizzazione di piazza San Marco”.

Insomma sempre colpa di altri. In base alla convenienza del momento tutto sempre accade per incapacità dell’attuale o dei precedenti Governi. Un’idea per costruire un’Italia più robusta e giusta, dove non si mettono pezze tra un disastro e l’altro, ma dove si progetta a lungo termine la difesa e la crescita del Paese, non si vede all’orizzonte. Partendo, per quanto riguarda Venezia, dalle inquietanti notizie sulla presunta inadeguatezza ormai del Mose. Tanti miliardi, oltre che a far intascare ricche tangenti, potrebbero non essere serviti. Un dramma.

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