Stirpe, l’arte di guardare lontano. Roma premia uno degli oculisti più famosi al mondo. La nostra sanità? Se si organizza meglio avrà futuro

di Gaetano Pedullà
Salute
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Il traguardo professionale più bello? Aver fatto nascere un vivaio di medici e ricercatori che si sta facendo strada in tutto il mondo. Per Mario Stirpe, uno dei riferimenti dell’alta specializzazione in oculistica a livello internazionale, c’è anche questo nel Premio Roma che riceverà stasera in una cerimonia nella Capitale. Un riconoscimento che parte storicamente dall’Istituto San Camillo Forlanini e che può essere considerato un Oscar della medicina alla carriera. In un Paese che fa fuggire molti dei suoi cervelli migliori, Stirpe ha fondato l’Irccs Fondazione G.B. Bietti, un centro di eccellenza dove scienziati di ogni parte del pianeta si mettono in fila per trascorrere un periodo sabatico e apprendere quanto c’è di più avanzato nel loro settore. Per questo nella collezione dei premi prestigiosi ricevuti dal nostro luminare in ogni parte del mondo – dall’American Accademy alla Columbia University – la nuova targa in arrivo avrà un posto d’eccezione. È lo stesso Stirpe a ripercorrere le tappe più importanti di un’avventura meravigliosa: dagli anni della formazione negli Stati Uniti alla caparbietà con cui volle tornare in Italia per far cambiare insieme a un politico illuminato come Franco Marini la legge sul trapianto di cornea. A quei tempi chi aveva di questi problemi poteva solo spendere un patrimonio per andare all’estero a curarsi. Una barriera che cadde, restituendo la vista a un numero oggi incalcolabile di persone e facendo decollare l’oculistica pure da noi. Da allora abbiamo fatto passi avanti prodigiosi, ma Stirpe vede ancora oggi una pericolosa zona d’ombra per il nostro Paese: la cattiva organizzazione delle strutture mediche.

Alleggerire gli ospedali – Infatti, prima ancora di poter intervenire, le interminabili liste d’attesa possono rendere vani tanti sforzi nella sanità. Un distacco di retina o un trapianto di cornea fatto dopo giorni o mesi non è una risposta accettabile in un sistema di assistenza evoluto. Per questo il fondatore dell’Ircss Fondazione Bietti insiste nel ricostituire quei filtri che in passato alleggerivano gli ospedali dall’afflusso di ogni genere di pazienti. Per una semplice visita oculistica, che può essere fatta tranquillamente in ambulatorio, spesso si perde lo stesso tempo necessario per eseguire un intervento agli occhi. Perciò indirizzare meglio i pazienti potrebbe essere già una soluzione a quel sovraffollamento delle strutture che poi finisce per generare le liste di attesa anche per le patologie più urgenti e serie. E una tale ricetta, prescritta da un luminare che nella sua carriera sui due versanti dell’Oceano Atlantico ha restituito la vista a migliaia di persone, è la prova che se solo volesse anche per la nostra sanità pubblica è possibile guardare molto più lontano.

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