Stop alla nazionalizzazione della Banca d’Italia. Si arena la proposta della Meloni. Operazione insostenibile: servirebbero 2,5 miliardi di euro

di Caris Vanghetti
Politica

Va in soffitta la proposta di legge di Fratelli d’Italia per nazionalizzare la Banca d’Italia che piaceva anche al Movimento 5 Stelle. Infatti i rilievi dei tecnici della Camera, con cui è stata quantificato in 2,5 miliardi l’esborso previsto per far rilevare al ministero dell’Economia le azioni in mano alle banche e agli enti di previdenza che le hanno acquistate dopo la rivalutazione che ne ha elevato il valore da 1000 lire a 25mila euro, hanno certificato l’insostenibilità finanziaria dell’operazione.

Questo non è l’unico motivo che ha portato, praticamente, allo slittamento a tempo indeterminato dell’esame del provvedimento, infatti la Lega avrebbe fatto presente al Movimento 5 Stelle di essere contraria a sostenere la norma proposta dal partito guidato da Giorgia Meloni e che ricalcava il contenuto di un analoga proposta avanzata nella scorsa legislatura anche dal partito di Luigi Di Maio.

Così sebbene la discussione del provvedimento non risulti accantonata, si è deciso di procedere con una serie di audizioni di tutte le parti interessate, a cominciare dagli Istituti di credito e dalla Banca d’Italia, per verificare se ci siano i margini per procedere comunque alla nazionalizzazione di Bankitalia senza però dover mettere mano al portafoglio.

Il problema nasce dal fatto che quando fu presentata la proposta di legge per riportare sotto al cappello pubblico tutte e 300mila le azioni della Banca d’Italia, tali quote valevano complessivamente 300 milioni di lire, mentre oggi sono valutate 7,5 miliardi di euro.