Sul virus ascoltiamo la scienza. Ma gli esperti si bastonano. Per il Premio Nobel Montagnier il virus è nato in laboratorio. Solo dopo giorni di silenzio qualcuno l’ha smentito

di Antonio Acerbis
Cronaca

Lo sappiamo tutti: il rischio di cadere nel facile e sciocco complottismo, in momenti di emergenza generale, è sempre dietro l’angolo. L’abbiamo visto con gli attentati terroristici, con l’Isis, con i vaccini. Impossibile evitare questo pericolo nel momento in cui siamo tutti toccati da una pandemia che ci accompagnerà ancora a lungo. Ed è in questi casi che sarebbe quantomeno fondamentale che la comunità scientifica fosse unita, si pronunciasse in maniera unanime, non litigasse e offrisse certezze in un panorama in cui regna l’incertezza. E invece. E invece accade che tra virologi super-star, immunologi defilati, premi Nobel snobbati dalla comunità scientifica per tesi a volte bislacche, la comunità scientifica è quasi più rissosa di quella politica (e ce ne vuole).

LO SCONTRO DI CASA NOSTRA. Partiamo dalla querelle di due illustri scienziati italiani: da parte Roberto Burioni, stimato virologo, professore alla Cattolica di Milano, renziano e star sui social; dall’altro Giulio Tarro. Di lui si dice che sia stato candidato al Nobel. Non è vero, dicono in tanti, dato che le vere candidature al Nobel vengono rese pubbliche dopo 50 anni dall’anno di premiazione. Nel frattempo i giornali che hanno scritto che nulla (o quasi) di quello riferito a Tarro sia vero, sono stati dallo scienziato querelati. Resta, però, un dato certo: Tarro è un virologo noto all’estero, discepolo di Albert Sabin – padre del vaccino contro la poliomelite – di cui ha diretto il laboratorio dopo la scomparsa.

Ebbene: Burioni e Tarro, per prendere i due casi più eclatanti, hanno espresso pareri dissimili. Per uno l’estate nulla c’entra col Covid-19; per l’altro il caldo potrebbe portare qualche beneficio nell’attenuare il contagio. Due tesi contrastanti. E se l’ultima non ha di fatto tesi scientifiche che la sostengano, neanche la prima ne ha. Nel frattempo, nell’incertezza generale, se le danno di santa ragione: “Se Tarro è virologo da Nobel, io sono Miss Italia”, scrive Burioni. “Su una cosa ha ragione: lui deve fare solo le passerelle come Miss Italia, ma senza aprire bocca”, controbatte Tarro. Neanche all’asilo.

LA TESI DEL PREMIO NOBEL. A complicare la questione è intervenuto Luc Montagnier (nella foto), premio Nobel per la Medicina per i suoi studi sull’Aids. “Abbiamo analizzato attentamente la descrizione del genoma di questo virus Rna – ha detto intervistato ad una televisione francese – Non siamo stati primi, un gruppo di ricercatori indiani ha cercato di pubblicare uno studio che mostra che il genoma completo di questo virus che ha all’interno delle sequenze di un altro virus, che è quello dell’Aids. Il gruppo indiano ha ritrattato dopo la pubblicazione. Ma la verità scientifica emerge sempre. La sequenza dell’Aids è stata inserita nel genoma del Coronavirus per tentare di fare il vaccino”. In altre parole, secondo Montagnier, il virus sarebbe nato in laboratorio.

PURE LA SMENTITA. Proprio nella giornata di ieri, però, dopo giorni e giorni di incredibile silenzio da parte della comunità scientifica, è arrivata una posizione sulla tesi di Montagnier. Secondo la Federazione Italiana Scienze della Vita (Fisv), che riunisce sedici società scientifiche per un totale di quasi 10mila scienziati, la tesi sarebbe “falsa e infondata”. Nessun riscontro scientifico, in altre parole. Lo studio indiano sarebbe stato invece pubblicato senza alcuna revisione e immediatamente cancellato dopo che la comunità scientifica avrebbe riconosciuto diverse falle. Il quadro finale? Una confusione pazzesca, che rasenta il fake. Con l’unica certezza che la popolazione è lasciata nello sconcerto più totale, quando pure la comunità scientifica si riduce a screzi social che fanno il verso alle chiacchiere da bar.