Sulla prescrizione Bonafede non molla. Ma cresce il fronte smonta-processi. Oggi il vertice di maggioranza per trovare la quadra

di Raffaella Malito
Politica

Mancano poche ore per scoprire se, e in quali termini, sarà possibile un punto di caduta all’interno della maggioranza sulla prescrizione. Il vertice di governo si terrà nel tardo pomeriggio di oggi. Il ministro della Giustizia pentastellato Alfonso Bonafede dovrà convincere gli alleati che lo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado non darà vita al “fine processo mai”. Eppure, incoraggiato da Luigi Di Maio, non ha nessuna intenzione di fare dietrofront. In serata da via Arenula fa sapere che è “pronto ad ascoltare tutte le proposte per accelerare i processi” ma ribadisce che la “prescrizione come isola d’impunità non esiste più dal primo gennaio”. La sua cancellazione impatta su circa il 2,2% dei processi definiti, in base ai dati relativi al primo semestre 2019.

Il Guardasigilli confida di superare gli ostacoli accelerando i tempi della giustizia penale con alcune riforme allo studio (vedi box in alto). Agli altri tre partiti della coalizione spetterà giudicare queste misure. Al premier il compito di mediare tra posizioni finora distanti. Durante la conferenza stampa di fine anno Giuseppe Conte ha continuato a manifestare ottimismo e a difendere la riforma M5S votata dalla precedente maggioranza gialloverde. Il compromesso per garantire una durata ragionevole dei processi, potrebbe arrivare con la riforma del processo penale. Pd, Italia Viva e Leu hanno finora rivolto ai grillini pressanti richieste di modifica. Con i dovuti distinguo.

Nicola Zingaretti, fino a ieri, ha ribadito la necessità di tempi certi per i processi ma ha confermato la fiducia nel lavoro di sintesi su cui si è impegnato il premier. La vera spina nel fianco sono le truppe renziane. Come un mantra, esponenti di Iv continuano a ripetere che se non si riuscirà a trovare una sintesi accettabile nella maggioranza, voteranno la proposta di FI. Si tratta della pdl di Enrico Costa all’esame della commissione Giustizia alla Camera che punta a cancellare la riforma Bonafede. Ieri scadeva il termine per gli emendamenti: cinque quelli depositati. Verranno esaminati martedì ed entro il 16 il testo verrà licenziato per l’Aula. Pd, Iv e Leu non hanno presentato emendamenti. M5S ne ha presentato uno soppressivo.

I dem hanno proposto, una sospensione della prescrizione di due anni per l’appello e di uno dopo la Cassazione, ai quali si possono aggiungere altri sei mesi se c’è il rinnovo dell’istruzione dibattimentale, per un totale di 3 anni e sei mesi. Una proposta che però non piace ai renziani. Ettore Rosato l’ha definita “marginale e non risolutiva”. Un’altra ipotesi suggerita dai dem è far decorrere la prescrizione non dal momento in cui si verifica il fatto-reato ma dalla sua scoperta. Il responsabile Giustizia Pd Walter Verini ha spiegato che il Pd, solo se costretto, chiederà di calendarizzare la sua proposta. E ha messo in guardia i renziani che si dicono pronti a votare la pdl Costa con cui l’opposizione cerca di mettere in difficoltà il Governo. C’è pure l’ipotesi Leu: bloccare la prescrizione dopo il rinvio a giudizio o limitare la riforma Bonafede alle sentenze di condanna.

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