Telefonate registrate e una teste russa inguaiano il Capitano. I pm sentono una giornalista di Mosca. Si stringe il cerchio sul Russiagate

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Se qualcuno pensava che l’indagine sugli incontri tra leghisti e russi al Metropol di Mosca fosse giunta ad un punto morto, dovrà ricredersi. Anzi, senza timore di essere smentiti, si può dire che sta accadendo l’esatto opposto tanto che, in nemmeno 48 ore, l’inchiesta ha visto una poderosa accelerazione. Da un lato, infatti, c’è stata la scoperta di una ventina di registrazioni audio, davvero inaspettate, nel telefonino sequestrato all’avvocato Gianluca Meranda mentre dall’altro i pubblici ministeri di Milano hanno individuato e sentito un teste chiave. Si tratta della giornalista russa della Tass, Irina Aleksandrova, ascoltata con l’ausilio di un interprete, che ha fornito una serie di dettagliate informazioni, immediatamente secretate dai magistrati, legate alla vicenda al centro dell’indagine sulla corruzione internazionale ma che nulla hanno a che fare con la sua attività professionale.

SPUNTA IL TESTIMONE. La donna, infatti, è la stessa che, il 16 luglio scorso, compare a fianco di Matteo Salvini durante una conferenza stampa fatta al termine di una serie di incontri dall’allora ministro dell’Interno. Attività normali per un ministro ma che, questo il sospetto dei pm, si intrecciano con l’inchiesta sul Russiagate perché uno di questi summit era stato tenuto coi rappresentanti del Consiglio per la Sicurezza nazionale della Federazione Russa, Yuri Averyanov e Aleksander Venediktov. Una riunione che era stata organizzata pochi giorni prima, per la precisione l’11 luglio, da parte del Viminale che aveva anche indicato, come da prassi, la lista della delegazione ufficiale al seguito del ministro. Proprio in questo elenco, alla voce “Staff del ministro Salvini” compare il nome del suo ex portavoce e attuale presidente dell’Associazione LombardiaRussia Gianluca Savoini che è tutt’ora indagato per corruzione internazionale. Può sembrare un dettaglio di poco conto ma questa è la prova finale della sua presenza a Mosca e in veste ufficiale ma che, per diverso tempo fino all’inevitabile dietrofront, era stata più volte smentita dal Capitano.

INSOLITE ABITUDINI. Come se non bastasse ad infiammare l’indagine, su cui a giorni i magistrati chiederanno una proroga di sei mesi, spunta anche una novità davvero inusuale. Con non poca sorpresa, infatti, gli inquirenti hanno scoperto la strana abitudine da parte dell’avvocato Meranda, anche lui indagato per corruzione internazionale assieme a Savoini e all’ex banchiere Francesco Vannucci, di registrare le telefonate sul suo telefonino. File audio, salvati con un’applicazione apposita, che rischiano di diventare un poderoso assist per i magistrati che hanno già iniziato ad ascoltarli e a farli trascrivere per usarli in un eventuale processo. Telefonate su cui, al momento, i pubblici ministeri di Milano intendono tenere le bocche cucite ma che potrebbero contenere le prove inconfutabili della presunta trattativa tra Lega ed emissari del governo russo per la compravendita di carburante ad un prezzo scontato al fine di rimpinguare le casse del partito con 65 milioni di dollari. Una contrattazione che è stata denunciata prima da L’Espresso e successivamente dal quotidiano americano BuzzFeed, il quale ha reperito e diffuso gli audio del summit al Metropol, che si sarebbe conclusa nel più classico dei nulla di fatto.

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