Malagò scende a rete con gli Internazionali di tennis: il Coni si costruisce lo stadio mobile. E i risparmi sono incerti

di Stefano Sansonetti
Economia

Sembra proprio che dalle parti del Coni, guidato da Giovanni Malagò, vogliano farsi un loro stadio del tennis. Per carità, si tratta di un’infrastruttura smontabile che sarà utilizzata per gli Internazionali d’Italia a partire dal 2018. Ma è la prima volta in assoluto che il Comitato lancia un bando di gara per il “noleggio decennale di uno stadio provvisorio”. E non si tratta certo di briciole, visto che “dovrà avere una capienza non inferiore ai 6mila posti”, quando sarà utilizzata per ospitare partite di tennis, e “non inferiore ai 3.500 posti per gli eventi estivi musicali”.  Il tutto per un costo massimo di 7 milioni e 279 mila euro, in pratica 727 mila euro all’anno. Ma cosa succederà alla fine del decennio? Lo spiegano i documenti di gara, laddove dicono che “al termine del contratto Coni Servizi si riserva la facoltà di acquistare l’intera struttura al costo di 1 euro”. In tal caso, concludono sul punto le carte, “tutto il materiale dovrà essere consegnato, dopo l’ultimo smontaggio, presso un depositi che sarà tempestivamente indicato da Coni Servizi”.

La questione – Da qui sorge la più classica della domande. Si riuscirà effettivamente a risparmiare rispetto ai costi sostenuti finora? Eh sì, perché per ospitare gli Internazionali, oltre all’utilizzo delle strutture fisse presenti al Foro Italico di Roma, fino a oggi Coni Servizi si è sempre avvalsa del montaggio e immediato smontaggio di una struttura provvisoria. Stavolta però la società, che formalmente è controllata dal ministero dell’economia ma praticamente svolge attività operative a favore del Coni, ha valutato qualcosa di diverso. “Si è pensato alla necessità di dotarsi di uno stadio che, seppur mobile, fosse di qualità superiore”, hanno fatto sapere ieri a La Notizia dalla società. “Per questo si è pensato a un noleggio decennale alla fine del quale, con un prezzo simbolico di 1 euro, tutta l’infrastruttura potrebbe essere riscattata”. Insomma, quell’euro si dovrebbe giustificare col fatto che alla fine del decennio comunque sarà già stata pagata una cifra massima di 7,2 milioni. Cifra massima, va ribadito, perché Coni Servizi spera di strappare un conto inferiore all’esito della gara. Ma siamo sicuri che alla fine questo stadio fatto in casa farà di risparmiare?

Lo scenario – Di sicuro, nel decennio, i costi di montaggio e smontaggio saranno a carico della società che si aggiudicherà l’appalto. Ed è verosimile che qualche risparmio potrà essere ottenuto dall’utilizzo della medesima infrastruttura, opportunamente adeguata, per altri eventi estivi. Ma dopo il decennio, dicono le carte, lo stadio mobile dovrà essere smontato e custodito presso un deposito. Ed è a questo punto verosimile che, per riutilizzarlo, dovranno essere sostenuti ex novo costi di “rimontaggio”. Staremo a vedere. La cosa certa è che il Coni, e la sua società operativa, per la prima volta mettono in campo questo esperimento. E Malagò, reduce dalla delusione delle Olimpiadi di Roma sfumate, spera che potrà funzionare.

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