Tentazione Cinque Stelle con il Pd derenzizzato. Ora tutto può cambiare. M5S non è più un tabù. Ma davvero possono governare insieme?

di Caris Vanghetti
Politica

La parola d’ordine al Nazzareno è derenzizzare senza spaccare il partito per arrivare coesi alle Europee, poi  si vedrà. Il problema sono i gruppi parlamentari che per ora rispondono ancora a Matteo Renzi, specie al Senato, dove la compagine che sostiene il Governo è risicata. Ed è proprio nella Camera guidata da Maria Elisabetta Alberti Casellati, che in caso di cambio di maggioranza  di Governo, si giocherà la battaglia più complicata per dar vita a un nuovo Esecutivo.

Il primo passo che il nuovo segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, deve compire è quello di formare la segreteria, poi sarà la volta della compilazione delle liste elettorali per le Europee. Due strumenti fondamentali per premiare i suoi sostenitori e inglobare i renziani. La strada da percorrere è lunghissima se si considera che nei progetti di Zingaretti c’è anche quello di ricucire con chi se ne è andato (i vecchi compagni del Pd che ora sono in Liberi e Uguali) e di tentare un’opa sugli elettori del Movimento 5 Stelle.

Il partito di Luigi Di Maio guarda con speranza al nuovo corso di Zingaretti, anche in chiave antisalvini, per evitare di essere fagocitati dall’ingombrante alleato leghista. L’obiettivo della mano tesa, dal capo politico del Movimento 5 Stelle al Governatore del Lazio, sul salario minimo è quella di mettere in piedi una collaborazione parlamentare che porti avanti temi condivisi col Pd e ripristinare quella politica dei due forni capace di ridimensionare le pretese di Salvini. E in caso di rottura dell’allenaza di Governo, sperare che il Partito Democratico voglia riprendere il discorso di un governo con i 5 Stelle.

Il problema è che, ora, il Partito Democratico non vuole togliere le castagne dal fuoco a Di Maio visto che più si evidenziano le difficoltà della convivenza tra Lega e Movimento 5 Stelle, maggiori sono le probabilità di rosicchiargli qualche voto alle Europee. Una volta superato l’appuntamento del voto a Bruxelles le cose potrebbero cambiare, anche se in pochi nel Pd, sperano di portare a casa più di una dozzina di europarlamentari. A quel punto potrà partire la riorganizzazione del Partito Democratico. E se si dovesse tornare ad elezioni politiche a breve, i renziani che oggi sideono in Parlamento avrebbero ben poche chance di essere ricandidati, dunque gli converrebbe sostenere qualsiasi decisione di Zingaretti, qualora dovesse tornare in pista l’ipotesi di un Governo Pd – Movimento 5 Stelle.

Certo il neo segretario del Partito Democratico, fino ad ora non ha mai detto di voler fare un passo del genere e anche il suo mentore, Goffredo Bettini, ha sottolineato “guai a dare in questo momento una stampella al partito di Di Maio”. Anche perché in caso di cambio di maggioranza bisognerebbe varare una legge di bilancio draconiana, non certo un buon viatico per chi, come Zingaretti, ha appena assunto la guida di un partito. Ma a cambiare le carte in tavola potrebbe arrivare lo spread. Sarebbe molto difficile, in caso di una crisi di Governo concomitante con un’improvvisa fiammata dei rendimenti dei titoli di Stato, per il segretario del Pd,  negare il suo sostegno a un governo di emergenza nazionale sponsorizzato dal capo dello Stato.

Un’ipotesi che la deputata di Fi, Micaela Biancofiore, ha cercato di scongiurere auspicando “Salvini dia vita alla squadra del cuore degli italiani e federi subito con Berlusconi e Meloni il centro destra, prima che altri sovvertano la volontà popolare sostituendola col governo dei perdenti”