Trump ammette di essere indagato sul Russiagate. E denuncia una caccia alle streghe dei nemici

di Mattia D'Angelo
Mondo

Alla fine è arrivata l’ammissione: Donald Trump è ufficialmemente indagato nell’inchiesta Russiagate. Con il solito tweet mattutino il presidente degli Stati Uniti ha confermato la notizia. Ma ovviamente non ha fatto passare la cosa con aplomb e ha organizzato il contrattacco. “Sono indagato per aver licenziato il direttore dell’Fbi, da parte dell’uomo che mi ha detto di licenziare il direttore dell’Fbi! Caccia alle streghe”, ha scritto il numero uno della Casa Bianca. Le parole hanno preso di mira uno tra il procuratore speciale, Robert Mueller, e il viceministro della Giustizia, Rod Rosenstein. E molto probabilmente l’obiettivo è proprio Rosenstein, che fa parte dell’amministrazione Con quella frase “l’uomo che mi ha detto di licenziare il direttore dell’Fbi”, Trump ha dato fuoco alle polveri di un grande scontro tra poteri. E non è detto che questa volta possa cavarsela con il suo stile tutto all’attacco: la parole impeachment non è più una lontana ipotesi formulata dai suoi detrattori più accaniti.

Complottismo – La strategia scelta dal presidente americano è chiara: denunciare un complotto nei suoi confronti. “Hanno creato un falso collegamento con la vicenda della Russia, senza trovare alcuna prova. Ora procedono per ostacolo alla giustizia sulla base di una storia fasulla”, ha scritto su Twitter. E poi rivolgendosi ai cittadini americani ha aggiunto: “Siete testimoni della più grande caccia alle streghe individuale nella storia politica americana, condotta da persone molto cattive e confuse”. Nei giorni scorsi il Washington Post ha rivelato che il procuratore Mueller ha messo sotto inchiesta anche il genero di Trump, Jared Kushner: l’obiettivo è di fare chiarezza sulle sue attività finanziarie. Per gli investigatori, infatti, quei movimenti potrebbero dimostrare un legane con Mosca, dando seguito concreto ai sospetti sollevati dal faccia di dicembre con Sergey Gorkov, il banchiere amico del presidente russo Vladimir Putin. Il rischio, però, è che queste verifiche finiscano per coinvolgere tutte le operazioni di affari della famiglia. L’indagine, comunque, coinvolge pure l’ex manager della campagna elettorale Manafort, il consigliere per la sicurezza nazionale Flynn, e il consigliere di politica estera Page.

Antenne dritte – Il caso Russiagate sta insomma scuotendo tutti i vertici dell’amministrazione statunitense. Il vicepresidente Mike Pence ha così provveduto a sottoscrivere un accordo con un suo avvocato personale, esterno alla Casa Bianca: si tratta di Richard Cullen, ex procuratore nello Stato della Virginia. L’obiettivo è quello di avere assistenza e rappresentanzanell’ambito delle indagini. “Il vice presidente è completamente concentrato sui suoi incarichi e nel promuovere l’agenda del presidente ed è impaziente per una rapida conclusione della vicenda”, ha riferito il direttore delle comunicazioni di Pence, Jared Agen.

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