Tutta Italia a rischio siccità, ma è il sistema che fa acqua. Bollettino rosso preoccupante da Nord a Sud, mentre le politiche ambientali restano al palo

di Carmine Gazzanni
Cronaca

Il bollettino rosso che si sta registrando in tutta la Penisola è davvero preoccupante: tre regioni in codice rosso (Sardegna, Emilia Romagna e Toscana hanno dichiarato lo stato di emergenza per siccità), massima allerta in tutte le altre regioni, da Nord a Sud, e poi fiumi e laghi quasi a secco con il Piave e il Lago di Bracciano in forte sofferenza. Non va meglio altrove: il lago Maggiore è sotto di 40 centimetri rispetto ai livelli del 2016, al lago di Como ne mancano 35 rispetto allo stesso periodo. Eppure il problema non nasce solo – e innanzitutto – dal caldo torrido di questi giorni. Al problema dei cambiamenti climatici e dell’emergenza siccità, come denuncia infatti Legambiente, si aggiunge quello del sistema idrico, come gli elevati consumi, in particolare del settore agricolo, una rete di captazione, adduzione e distribuzione non proprio ottimale, la mancata messa in pratica del riutilizzo delle acque reflue depurate.

Buchi clamorosi – Cerchiamo, allora, di addentrarci in un sistema che – si scusi il gioco di parole – fa acqua da tutte le parti. Ad oggi (dati Istat) l’utilizzo dell’acqua è così ripartito: Irrigui 46,8%, Civili 27,8%, Industria 17,8%, Energia 4,7%, Zootecnia 2,9%. Con un consumo agricolo che in alcune aree del paese arriva a coprire anche il 60% del totale. Ed ecco un primo punto di intervento, secondo l’associazione ambientalista: per ridurre i prelievi di acqua e gli scarichi nei corpi idrici ricettori, occorre praticare il riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura, così come nell’industria. Ma per farlo, come si chiede da tempo, bisognerebbe  modificare il decreto del Ministero dell’ambiente n. 185/2003 sul riuso dell’acqua. Un problema non da poco, così come non è da poco l’esigenza di ammodernare gli acquedotti per ridurre le perdite delle reti di distribuzione e gli sprechi nel trasporto della risorsa idrica. Basti questo: stando ai dati Istat, nel 2015 è stato quasi il 40% dell’acqua immessa in rete a non raggiungere l’utente finale nei comuni capoluogo di provincia, 2,8 milioni di metri cubi al giorno, un dato addirittura peggiorato dal 2012 in cui era il 35% circa.

Clima esasperato – Ed ecco allora, si scusi il gioco di parole, piove sul bagnato. Perché il sistema non agevola una situazione già di per sé drammatica. E così capita anche di cadere nella violenza, come accaduto nella provincia di Avellino. La scarsità di acqua è stata aggravata dalla rottura di una vecchia condotta idrica costringendo i comuni a sospendere il servizio, in massima parte dalle 21 alle 7. Numerose frazioni di Montoro, la terza città irpina per popolazione dopo Avellino e Ariano Irpino, è da giorni senz’acqua. L’emergenza prolungata ha provocato l’esasperazione di cittadini e titolari di aziende agricole che hanno chiesto l’intervento delle autobotti. Da mercoledì, i tecnici chiamati a intervenire raggiungono le località colpite dall’emergenza sotto scorta dopo che un loro collega ha subito il tentativo di aggressione. Ma si sa: il caldo dà alla testa.

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