Tutte le liste per le Europee. Piene di notabili e assenteisti. Forza Italia conferma i desaparecidos Patriciello e Cesa. Ferrandino (Pd) in coda per produttività

di Carmine Gazzanni
Politica
LORENZO CESA

Le liste sono state definite. Entro la giornata di oggi, infatti, i partiti che ancora non hanno ufficializzato le candidature per le elezioni europee dovranno farlo. Ormai siamo soltanto alle limature, ma il grosso dei nomi sono già usciti e, come molti già sanno, tanti sono i riconfermati. Da destra a sinistra. Con merito, verrebbe da pensare, vista la decisione dei partiti di ricandidare europarlamentari uscenti. Eppure a vedere i dati su tassi di presenza o di produttività elaborati dal portale di trasparenza VoteWatchEurope, più di un dubbio viene. Partiamo dalla classifica relativa alla “partecipazione al voto per appello nominale”.

L’ultimo in classifica è il non-ricandidato Renato Soru che registra un tasso di presenza solo del 35,87%. Passiamo, però, al secondo in classifica: il molisano Aldo Patriciello (tasso di presenza del 63,38%), immediatamente ricandidato da Silvio Berlusconi, nonostante abbia preso parte a 5.716 votazioni su 9.619 (in 600 occasioni ha motivato la sua assenza). Poco meglio ha fatto Lorenzo Cesa (nella foto), terzo in questa speciale classifica, che ha partecipato a 5.954 votazioni su 9.619. E che fa Berlusconi? Nonostante Cesa sia dell’Udc, decide di ricandidarlo proprio per l’impegno profuso in Europa. Ma casi simili, ovviamente, li ritroviamo anche nel Pd.

A non brillare per presenza troviamo, per dire, pure David Sassoli (8.083 votazioni) e Massimo Paolucci (8.108), che non a caso sui 73 eurodeputati italiani complessivi sono al 55esimo e 56esimo in fatto di presenza. E la Lega? Stesso identico discorso. Un caso su tutti: Matteo Salvini ripone grossa fiducia, a tal punto da ricandidarlo, in Angelo Ciocca. Il leghista, però, ha partecipato a 4.443 votazioni su 5.842 (Ciocca è diventato eurodeputato nel 2016, in sostituzione di Gianluca Buonanno dopo la sua tragica morte). La presenza, però, come si sa non è tutto. A volte un eurodeputato può essere assente in più circostanze ma poi essere produttivo quando è tra i banchi.

Anche a riguardo, però, i dubbi sono più di uno. Tra i candidati del Pd, per esempio, c’è Giosi Ferrandino. Ancora secondo i dati raccolti da VoteWatchEuropei, l’eurodeputato risulta essere ultimo sia per opinioni redatte (zero) sia per pareri redatti (zero). C’è da sorprendersi? Probabilmente no. Perché a quota zero ci sono anche Lorenzo Cesa, Massimo Paolucci e Oscar Lancini, leghista anche lui ricandidato dalla Lega. C’è da sorprendersi? Probabilmente no.

Secondo i dati aggiornati e pubblicati domenica dal portale mepranking.eu, se gli eletti pentastellati hanno un punteggio “di attività” medio di 73,43, nettamente più alto rispetto agli altri partiti italiani, sono i leghisti a fare peggio di tutti con uno score di appena 21,42 punti. Gli eurodeputati italiani che fanno parte del gruppo S&D, quindi principalmente del Pd, totalizzano invece una media di 43,87, mentre leggermente meglio fa il resto del centrodestra che siede tra i banchi del Ppe, grazie soprattutto al ruolo e al peso di Antonio Tajani.