Un esercito di 111 consulenti. Ecco chi conta a Palazzo Chigi. Dal deputato Borghi (Pd) all’ex sindaco Nogarin (M5S). Tutti i nomi dei collaboratori del Governo giallorosso

di Carmine Gazzanni
Politica

Ci sono voluti tre mesi, ma alla fine Palazzo Chigi ha reso noti i nomi dei consulenti e dei collaboratori che, tra presidenza del Consiglio e ministri senza portafoglio, lavorano nel Governo giallorosso. Nonostante il tempo non certo immediato, paradossalmente Palazzo Chigi dovrebbe essere quasi lodata considerando che finora, incredibilmente, quasi nessun ministero (eccezion fatta di Farnesina, Ambiente, Cultura e Politiche Agricole – leggi articolo a lato) si è deciso a pubblicare, come richiederebbe il principio di trasparenza, i nomi dei collaboratori con annessi curricula e, soprattutto, retribuzioni.

IPER-CONFERMATI. Ma torniamo a Palazzo Chigi. La mappa del potere conta di ben 111 consulenti, a cominciare dai fidi assistenti di Giuseppe Conte, nella gran parte riconfermati nel passaggio gialloverde – giallorosé. Su tutti spicca, manco a dirlo, il portavoce Rocco Casalino (nella foto con il premier), col suo stipendio da oltre 160mila euro annui. Non che gli altri siano da meno. Dario Adamo, per dire, “responsabile editoriale del sito web e social media”, porta a casa 110mila euro e rotti. Anche lui confermato da Conte. Esattamente come la vice di Casalino, Maria Chiara Ricciuti (130mila euro) e i collaboratori Laura Ferrarelli e Massimo Prestia (entrambi a 68mila euro all’anno). Com’è giusto che sia, d’altronde, ognuno ha portato con sé persone fidate. Come nel caso del sottosegretario Andrea Martella, che si è circondato di uomini e donne “dem”: da Simona Genovese, ex responsabile Affari giuridici del Pd al Senato dove ha lavorato con Luigi Zanda; a Luigi Telesca, ex responsabile ufficio stamp Pd a Roma; fino a Salvatore Russillo, in passato collaboratore di Rosi Bindi e candidatosi anche col Partito democratico nel 2008 ma mai eletto.

POSTO AI FEDELISSIMI. Non che l’andazzo sia differente sulla sponda pentastellata dell’esecutivo. Il sottosegretario Federico D’Incà, per dire, ha deciso di assumere come suo collaboratore Filippo Nogarin, proprio quel Nogarin trombato alle ultime elezioni europee (prenderà 40mila euro lordi) e che, forse non a caso, si vociferava nei mesi scorsi dovesse ottenere addirittura un posto da sottosegretario. Non è andata proprio così, ma sarà un consigliere di chi sottosegretario lo è diventato. Ad affiancare Nogarin, tra gli altri, c’è anche Nicola Codemo, consigliere per le relazioni esterne (60mila euro). Piccola curiosità: Codemo è stato consigliere comunale di Alano di Piave, a un passo dalla Belluno di D’Incà.

Ma cambiamo ministro. Interessante pure il caso di Francesco Boccia, che ha chiamato come suo assistente un deputato dem, Enrico Borghi, che ovviamente svolgerà l’incarico a titolo gratuito portando a casa già un onorevole stipendio. E dal Pd facciamo un altro salto e andiamo sul fronte M5S, con Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Al tempo della formazione del Governo tutti ricorderanno i retroscena secondo cui Luigi Di Maio si sarebbe impuntato sul nome del suo fedelissimo per farlo lavorare fianco a fianco con Conte. Alla fine Fraccaro l’ha spuntata. E nello staff del fedelissimo di Di Maio troviamo un altro suo fedelissimo come Dario De Falco: ex consigliere comunale di Pomigliano d’Arco, amico di Di Maio dai tempi del liceo classico Imbriani, collaboratore proprio di Di Maio quando con Salvini si spartiva il ruolo di vicepremier. Oggi, invece, De Falco è “consigliere per le questioni istituzionali”. E se fino a pochi mesi fa la retribuzione era di 100mila euro, oggi risulta ancora sconosciuta perché il decreto di trattamento economico è “in corso di registrazione”.

IL CASO BONETTI. Curioso anche il caso della renziana, Elena Bonetti. C’è da dire che all’interno del suo staff (uno dei più numerosi) spiccano professori e accademici di prim’ordine come Alessandro Rosina, ma anche casi piuttosto curiosi. Tra gli esperti (a 40mila euro) c’è Nicolae Galea, compagno di Lorenzo De Giorgi, anche lui assunto da una ministra renziana: è il social media manager di Teresa Bellanova alle Politiche agricole. Spicca anche Carolina Bitossi, molto legata sempre e proprio a Matteo Renzi di cui è stata assistente (“segreteria particolare dell’ex presidente del Consiglio”, recita un suo recent curriculum). Senza dimenticare il giovane Mattia Peradotto, fondatore del movimento FutureDem e oggi segretario particolare della ministra (a circa 70mila euro annui). Ma non è tutto. Non si può menzionare, restando nello staff della Bonetti, Ileana Cathia Piazzoni.

A qualcuno probabilmente il nome dirà qualcosa: parliamo della ex deputata dem nella scorsa legislatura (2013-2018). L’allora relatrice della legge sul Reddito d’Inclusione, dopo essersi ricandidata senza successo alle politiche del 2018, nel settembre scorso è protagonista di due avvenimenti importanti: aderisce anche lei a Italia Viva e viene assunta dalla Bonetti in qualità di “capo segreteria tecnica”. Impossibile ancora conoscere la retribuzione: il decreto di trattamento economico risulta, anche in questo caso, “in corso di registrazione”. Nonostante siano passati tre mesi dalla nomina.

AVANTI UN ALTRO. L’elenco, ovviamente, non finisce qui. Non si può non citare, ancora, il ministro per le Politiche europee, Vincenzo Amendola. Tra i suoi collaboratori troviamo anche Francesco Nicodemo, in qualità di “consigliere giuridico”. A meno che non si tratti di un curioso caso di omonimia, parliamo dell’ex responsabile comunicazione del Pd, poi nel team comunicativo di Palazzo Chigi con Filippo Sensi, con una speciale delega ai social network, di cui è da anni appassionato (ed esperto). Tra le altre cose Nicodemo è l’ex compagno di Pina Picierno che conosce bene le istituzioni europee, essendo per l’appunto parlamentare a Bruxelles. Insieme a Nicodemo lavora, tra gli altri, anche Vincenzo Pane, giornalista da sempre accanto ad Amendola e oggi suo assistente particolare.

A curare, invece, la comunicazione per il ministro Giuseppe Provenzano, sarà Laura Cremolini, in passato portavoce di Andrea Orlando al ministero della Giustizia. Ma d’altronde anche la linea di Provenzano è quella di affidarsi a persone sagge e in linea col partito. E allora ecco che ad assisterlo personalmente è Nicolò Carboni, a lungo nell’ufficio del gruppo parlamentare a Bruxelles del Pd e al fianco di Daniele Viotti.

Loading...