Un freno alle lobby farmaceutiche. Basta regali ai medici amici. Baroni (M5S): “Donazioni dichiarate oltre i 50 euro. Così sarà più conveniente investire nella ricerca”

di Antonio Pitoni
L'intervista

“Il diritto alla trasparenza è un tassello fondamentale per il diritto alla Salute”. Non ha dubbi il deputato M5S, Massimo Baroni, primo firmatario della legge Sanità Trasparente ieri al traguardo a Montecitorio.

Che cosa cambia con le nuove norme?
“Con la legge Sanità Trasparente inseriamo l’obbligo di dichiarare i finanziamenti, con la soglia minima di 50 euro, da parte dell’industria sanitaria a medici e personale amministrativo”.

Finora come era regolato il tema della trasparenza?
“Il codice di autoregolamentazione Efpia per la disclosure in sanità è tutto, meno che esaustivo. A quel codice hanno già aderito 200 aziende aderenti a Farmindustria che hanno dichiarato un montante di 550 milioni di euro, per l’ultimo anno. Di questi circa il 41% sono relative a Ricerca e Sviluppo che non prevede l’indicazione dei beneficiari: per un totale di 180 milioni di euro di trasferimenti. A questa cifra va aggiunta che un medico su tre non ha sottoscritto la liberatoria sulla privacy, per il restante valore dei valori trasferiti non per ricerca e sviluppo, ma per eventi, convegni, consulenze. Se rispettiamo la media dei valori trasferiti pro capite, assumendo che i valori a cui non è stata concessa la liberatoria siano quelli medi, abbiamo circa 280 milioni di euro che non sono, in realtà, associati ad alcun beneficiario da parte delle imprese farmaceutiche, come hanno messo in luce i recenti dati della fondazione Gimbe”.

L’obiettivo è spezzare il conflitto d’interessi che si annida in questi rapporti?
“L’obiettivo non è spezzare alcun legame. Ricordiamo che il conflitto d’interesse è uno status, non un comportamento. Ci possiamo trovare in una situazione di conflitto d’interesse molte volte che dobbiamo prendere una decisione per il bene collettivo, ma è il nostro comportamento a caratterizzarci non la nostra condizione. In Italia le industrie sanitarie investono in marketing, sponsorizzazioni molto più che nel Regno Unito in cui si spende un 30% in più in Ricerca e Sviluppo. Rendere puntuali questi trasferimenti di denaro ai singoli, renderà più conveniente investire nell’indipendenza della ricerca scientifica anche in Italia, in cui l’industria ritiene più conveniente investire per consolidare e ampliare i legami d’interesse. La Trasparenza invertirà questa rotta da parte del settore dell’industria privata, oltre a sterilizzare i conflitti d’interesse esistenti, come ha detto Cantone, proprio grazie all’antidoto della trasparenza”.

Come e quanto hanno inciso questi rapporti distorti sulla qualità dei servizi erogati dalla Sanità pubblica? Può farci qualche esempio ed è possibile quantificare il danno se un danno c’è stato?
“Il danno se c’è stato dovrebbe essere misurato nella percezione collettiva dei cittadini. Transparency International riferisce che i media pubblicano di un caso di corruzione in Sanità ogni tre giorni: 129 casi solo nel 2017. Sarebbe terribile se quella fosse solo la punta dell’iceberg. Da anni si stima che il settore della sanità viene danneggiato da 6 miliardi sprecati in corruzione, senza contare i casi di overtreatment, dovuti a legami d’interesse opachi, che poco o nulla hanno a che fare con la salute del paziente. La fondazione Gimbe ha pubblicato anche quest’anno l’elenco di sprechi dovuti a frodi, mala amministrazione, inappropriatezza prescrittiva. La Trasparenza rende visibile dove si deve intervenire, se si deve intervenire”.

Le aziende produttrici saranno obbligate a pubblicare tutti i finanziamenti. Ma chi dovrà vigilare sui possibili abusi ed eventualmente irrogare le sanzioni?
“Vigileranno i nuclei dei Carabinieri, i Nas, sotto il controllo del ministero, che già agisce con campagne di programmazione e controllo nel settore della Salute”.

Per le aziende con fatturati inferiori ad un milione di euro, le sanzioni sono dimezzate, mentre abbiamo previsto un ravvedimento operoso, nel caso di trasmissione di dati incompleti, di 90 giorni, da parte dell’azienda.

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