Un partito ai titoli di coda. Per l’esperto Prospero il Pd è morto il 4 dicembre

di Giorgio Velardi
L'intervista

Game over. La sconfitta al referendum non apre interrogativi solo sul futuro di Matteo Renzi, ma anche e soprattutto su quelli del Pd. “Un partito privo di cultura politica”, dice a La Notizia Michele Prospero, docente di Scienza politica e Filosofia del diritto alla Sapienza di Roma, portato alla disfatta da “operazioni di mero opportunismo trasformista”. Insomma, un fallimento su tutta la linea.

La débâcle di Renzi mette la parola “fine” anche sul Pd, non crede?
È così. Il Pd è esploso in modo catastrofico, dimostrando di essere un partito fittizio. Un non-partito. Renzi lo ha trasformato in un’entità a sua immagine e somiglianza ma incapace di affrontare la sfida della riforma della Carta. Più che la caduta di un Governo, a me questa sembra la caduta di un regime.

Addirittura?
Il segretario-premier ha fatto della retorica delle riforme istituzionali il motivo legittimante dell’Esecutivo. In tempi di crisi economica e sociale, non solo a livello nazionale, questa posizione ha provocato un rigetto molto forte nell’elettorato di centrosinistra. Inoltre, cavalcare l’antipolitica per cercare di spegnerla è stato un errore imperdonabile. Ma tutto ciò ha un preciso significato.

Quale sarebbe?
Che statisti non si diventa così all’improvviso e che l’energia e la velocità non sono qualità politiche: lo dimostrano quei provvedimenti, dalla legge Madia al decreto sulle banche popolari, bocciati da Corte costituzionale e Consiglio di Stato. Il tutto in attesa del pronunciamento della Consulta sull’Italicum.

Renzi dovrebbe lasciare la guida della segreteria del Pd?
Il passo indietro è inevitabile, soprattutto per chi ha fatto della segreteria la ragione legittimante dell’ingresso a Palazzo Chigi. La direzione avrà toni drammatici: il Pd dovrà gestire una fase delicata condita da rancori vari. Non sarà facile, anche perché adesso c’è da metabolizzare una sconfitta.

Che ruolo avrà adesso la minoranza?
La minoranza avrà ambizioni di discutere il nuovo modello di partito e le scelte fatte, ma si troverà di fronte a un partito che ha visto passare la maggior parte dei suoi parlamentari dal fronte bersaniano a quello renziano. Chi potrebbe ricostruire? Cuperlo, che a pochi giorni dal voto si è schierato per il Sì?

Questo è sempre stato uno dei più grandi limiti del Pd.
È il limite strutturale di un partito privo di cultura politica, la cui unica preoccupazione per i suoi componenti è la conservazione del seggio, i calcoli personali di sopravvivenza. Operazione di facciata, di mero opportunismo trasformista, con le quali non si va da nessuna parte.

In questo senso, il renzismo ha dato il colpo di grazia al Pd?
Il renzismo è stato il compimento della tara occulta del Pd. Un partito con una indeterminatezza identitaria di fondo, un soggetto nel quale la visione leaderistica ha oscurato tutto il resto. Il difetto è stato nella progettazione originaria.

Ma ora chi potrebbe raccogliere il testimone di Renzi?
Enrico Rossi paga le furbizie tattiche: non è un’alternativa credibile. La stessa cosa vale per i Giovani turchi. Ci sono alcuni giovani della minoranza, come Roberto Speranza, che potrebbero avere delle possibilità. Ma mai come adesso ci vuole coerenza.

Twitter: @GiorgioVelardi