Una graphic novel per ricordare Ilaria e Miran. Gli ultimi giorni della Alpi raccontati in matita. Percorso a ritroso fino allo scoop di Rostagno

di Carmine Gazzanni
Cultura

Chi si aspetta che il fumetto sia un “genere” solo e soltanto di svago, rimarrà deluso. Una piccola casa editrice padovana, audace e di successo, Beccogiallo, ormai da 13 anni ne è la prova. I due fondatori, Guido Ostanel e Federico Zaghis, nel 2005 non erano ancora trentenni. E la loro idea imprenditoriale doveva apparire folle in tempi di crisi dell’editoria: pubblicare testi che si occupassero di cronaca e giornalismo, in forma di fumetto. In gergo letterario, si chiama “graphic journalism”. Certamente l’effetto è dirompente. E lo è ancora di più quando si decide di rappresentare scene inquietanti, storie irrisolte che tuttavia sono punti di snodo determinanti per capire cosa sia il nostro Paese e cosa sia diventato.

L’ultimo lavoro, realizzato dal vignettista Francesco Rispoli e dal giornalista Marco Rizzo ne è la prova. Ilaria Alpi (Beccogiallo, pp. 143)restituisce un disegno impeccabile di quello che furono i giorni che precedettero l’agguato di Mogadiscio di quel terribile 20 marzo 1994, di cui furono vittime Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Anche la tecnica scelta di procedere a ritroso convince e consente di legare i fili, di cogliere relazioni di causa ed effetto che nemmeno le sentenze della magistratura ci restituiscono in maniera nitida. La forza dell’arte prestata al racconto giornalistico d’inchiesta. E così, dal 20 marzo passiamo al 18 marzo, con Ilaria e MIran in uno dei loro pochi momenti di relax sulle spiagge di Bosaso, col pensiero fisso all’inchiesta su cui stavano lavorando. La giornalista e il reporter avevano infatti raccolto testimonianze inedite sul traffico internazionale inedite sul traffico internazionale di veleni e rifiuti tossici e radioattivi prodotti nei paesi industrializzati e stivati nei paesi più poveri dell’Africa in cambio di armi e denaro. E ancora più indietro, con l’intervista che il sultano Mussa Balgor rilascia a Miran e Ilaria, determinante per il lavoro dei due, soprattutto per quanto il sultano dirà off record.

Un capitolo, questo, che si chiude emblematicamente con le riprese di Hrovatin sulla famigerata autostrada Garoe-Bosaso. Ecco la forza del disegno che riempie i vuoti e i silenzi di un episodio inquietante e dai tanti tratti chiaro-scurali: basta una vignetta che riprende da lontano Ilaria e Miran che risalgono in auto per comprendere come al di sotto dell’asfalto regni la ragione di quello che si concretizzerà in un duplice omicidio: vagonate di rifiuti tossici sepolti sotto un’autostrada che resta per la maggior parte del tempo deserta. E così via, si va indietro fino all’aprile 1987: ex-aeroporto militare di Kinisia, in Sicilia. In lontananza un aereo su cui stanno caricando armi. Verosimilmente, arriverà in Somalia. Si tratterebbe della contropartita riservata ai Paesi africani per aver “accolto” (e nascosto) rifiuti tossici. Nascosto tra le sterpaglie, un altro giornalista coraggioso, proprio come Ilaria. Si tratta di Mauro Rostagno, cronista e attivista come pochi. Anche lui verrà assassinato. E anche qui la verità resta annebbiata e nascosta. Coperta da interessi occulti. Proprio come  nel caso di Ilaria e Miran.

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