Il D-day รจ fissato per lunedรฌ prossimo, 1ยฐ maggio. Da quel giorno, e fino al 2020, gli ex deputati si vedranno applicare il tanto contestato contributo di solidarietร sui vitalizi il cui importo supera i 70 mila euro lordi annui, come deciso nel corso dellโinfuocata riunione dellโUfficio di presidenza della Camera del 22 marzo scorso durante la quale รจ stata approvata la delibera presentata da Marina Sereni (Pd). Un taglio piรน simbolico che sostanziale: appena lโ1,7%, visto che saranno risparmiati 2,4 milioni di euro lโanno quando, nel solo 2016, la stessa Camera ne ha sborsati 135,3 per pagare le pensioni dei suoi ex inquilini. Venti dei quali (le cui identitร restano ancora ignote) hanno giร manifestato lโintenzione di presentare ricorso affidandosi allโavvocato ex ed parlamentare del Pdl, Maurizio Paniz. Fin qui รจ storia nota.
Il problema perรฒ รจ un altro, e cioรจ che il โtagliettoโ deciso da Montecitorio non riguarderร pure Palazzo Madama. Proprio cosรฌ. Da un mese a questa parte, infatti, il Consiglio di presidenza del Senato โ organismo โgemelloโ di quello di Montecitorio con a capo la presidente Laura Boldrini โ non si รจ mai riunito per discutere nel merito la proposta di delibera presentata dal Movimento 5 Stelle. Proposta fotocopia di quella bocciata, fra le proteste dei deputati pentastellati (42 dei quali sono stati sospesi da 5 a 15 giorni), piรน di un mese fa nellโaltro ramo del Parlamento. In sostanza, ai fini del conseguimento della pensione, Di Maio, Fraccaro e co. proponevano di far confluire i contributi versati dai parlamentari nelle casse previdenziali โcon le stesse regole che normano la vita dei cittadini che vivono fuori dai palazziโ.
ร altamente probabile che anche nel Consiglio di presidenza di Palazzo Madama, dove i grillini sono rappresentati unicamente dalla senatrice-questore Laura Bottici, la proposta di delibera sarebbe andata incontro alla stessa sorte. Ma quantomeno se ne sarebbe discusso, magari trovando una โ seppur timida โ soluzione di compromesso. Invece niente. Cosรฌ gli 836 ex inquilini del Senato che oggi percepiscono i ricchi assegni (82,8 milioni di euro il costo totale lo scorso anno) potranno continuare a farlo indisturbati. Dallโex ministro della Giustizia Clemente Mastella a Franco Bassanini (6.939 euro netti al mese per entrambi), passando per lโex presidente del Consiglio Lamberto Dini (4.756) e Mirello Crisafulli (2.598), solo per citare qualche nome noto. Loro sรฌ che possono stare davvero sereni.
Tw: @GiorgioVelardi