Voci di scissione nel Pd: Minniti già medita il ritiro. Guerini prova a mediare, ma è guerra tra bande pensando alle primarie. L’ex ministro sente puzza di fregatura da parte di Renzi

di Francesco Carta
Politica

Comiche finali nel Pd. Neanche il tempo di annunciare la candidatura alle primarie, che sul nome di Marco Minniti è già bagarre. Motivo, neanche a dirlo, l’ombra dell’ex segretario Matteo Renzi che continua ad aleggiare dietro le quinte del Congresso dem. Secondo indiscrezioni, l’ex ministro dell’Interno starebbe valutando un passo indietro proprio per lo scarso sostegno dei renziani alla sua candidatura.

Indiscrezione, però, smentita dalla corrente che fa riferimento all’ex premier: nessuna tensione, la raccolta delle firme continua. E anche un fedelissimo di Renzi, del calibro di Lorenzo Guerini, impegnato in prima linea nella mediazione tra correnti e sottocorrenti del Pd, getta acqua sul fuoco spegnendo la polemica: “Non mi risulta, noi siamo al lavoro”.

Ma che il problema ci sia eccome, lo dimostra la riunione convocata ieri in serata tra i big del partito per cercare di ricomporre. E a rendere la situazione ancor più esplosiva, si fanno sempre più insistenti le voci di scissione, scatenate dal recente incontro tra Renzi e il senatore di Forza Italia, Paolo Romani. per dare vita ad un nuovo partito dei delusi di Pd e FI. Un’idea, però, smentita dallo stesso Renzi: “Notizia falsa. Certa gente non sta bene”. Come pure dal responsabile Enti locali, Matteo Ricci: “Basta retroscena su nuovi soggetti o divisioni. Serve un Pd unito, riformista, aperto e con leadership autorevole. Serve un’opposizione dura e un’alternativa europeista e di popolo”.

Sarebbe proprio la confusione che regna tra i renziani (molti caldeggerebbero la scissione), ad alimentare i dubbi di Minniti. L’ex presidente del Consiglio, intanto, si tiene a debita distanza dalle beghe interne del Pd. Limitandosi ad intervenire sulle vicende che riguardano il Governo. A proposito, nel Pd in tanti non hanno gradito neppure le sue scuse a Silvio Berlusconi.