Costretti a supplicare il ritorno di Napolitano

di Gaetano Pedullà

direttorepedE fuori due! Dopo Marini è saltato il Prodino. Resta in ballo D’Alema, ma a questo punto tutto lascia immaginare due soli scenari. O si va in ginocchio da Napolitano a chiedergli di restare ancora un anno al Quirinale o si elegge un presidente di transizione (la Cancellieri ad esempio) in entrambi i casi con il solo mandato di riportare subito il Paese alle urne. È questo l’epilogo più desolante di un filo di errori lungo quanto un Rosario. Il primo è di Bersani, che lanciando unilateralmente il professore al Quirinale ha giocato il tutto per tutto. Gli ha detto male. Anzi malissimo, perché la mossa – che voleva tagliare ogni possibilità di accordo con il centrodestra, non solo sul Colle – ha sancito lo scontro finale dentro al suo partito. La segreteria è perduta. Il Pd farebbe bene a fare presto un congresso.

Sugli altri fronti, Grillo ha tenuto il punto e uniti i suoi. Persino Monti ha dimostrato che nel suo schieramento per ora non se ne vedono di franchi tiratori. Chi gongola è invece Berlusconi. A inizio anno sembrava cotto e mangiato, peggio di un piatto freddo cucinato da una Parodi qualunque. Oggi guarda incredulo il caos a sinistra e tra i centristi. E se si torna al voto ha solo un’incognita davanti: Matteo Renzi. Il rottamatore, ieri tutt’altro che sorpreso dal gran numero di franchi tiratori nelle fila del Pd, ha rischiato grosso. Con Prodi al Colle chissà quando le avrebbe viste le elezioni. Oggi intanto si ricomincia. Tutto può accadere. Anche di vedere gli ortodossi Bersaniani che vanno da Vendola (e non il contrario) e con i grillini eleggono Rodotà. Ormai sul Quirinale è una roulette. Il bene dei partiti viene prima del bene del Paese. Proprio adesso che servirebbero compattezza e un governo non forte, ma fortissimo, per fare le grandi riforme necessarie. Purtroppo dalle urne a febbraio scorso sono usciti numeri impossibili. Solo i politici più attaccati alla poltrona continuano a negarlo. Quindi, comunque vada, dovremo tornare presto a votare. Due mesi li abbiamo già buttati.