Leoncavallo e San Siro, le sfide della giunta Sala. E dalle chat dei collaboratori del sindaco emerge la lista dei consiglieri “cattivi” ai quali negare i documenti sullo Stadio

Mentre il comune di accinge a dare i nuovi spazio al Leoncavallo, Sala lavora alla vendita di San Siro. Molti i dubbi del Pd e la maggioranza traballa

Leoncavallo e San Siro, le sfide della giunta Sala. E dalle chat dei collaboratori del sindaco emerge la lista dei consiglieri “cattivi” ai quali negare i documenti sullo Stadio

Leoncavallo e vendita dello stadio di San Siro e aree limitrofe. le Due grandi questioni – che stanno surriscaldando questo fine estate della politica milanese – stanno per andare a dama. Due casi, all’apparenza slegati e opposti, ma che in realtà sono più legate di quanto si pensi.

Il bando per il Leoncavallo

Partiamo dal Leoncavallo: ieri palazzo Marino ha comunicato di aver avviato una procedura pubblica “per raccogliere manifestazioni di interesse relative alla riqualificazione degli immobili compresi nell’ambito di rinnovamento urbano della zona di Porto di Mare, con particolare riferimento alla zona di via San Dionigi”.

Si tratta del bando al quale guarda l’Associazione Mamme Antifasciste del Leoncavallo, che aveva manifestato in passato il suo interesse per la concessione d’uso dell’immobile. “La Giunta ha approvato oggi le linee di indirizzo per l’avvio dell’iter che nelle prossime settimane proseguirà con la pubblicazione di un avviso finalizzato alla presentazione delle proposte progettuali – si legge in una nota del Comune -. Alla scadenza dei termini, le proposte pervenute saranno valutate dall’Amministrazione comunale e, se ritenute idonee e coerenti con le finalità dell’avviso, costituiranno le linee guida per il bando pubblico”.

Il Comune aggiunge che “i proponenti potranno presentare progetti che prevedano la destinazione degli ambiti di proprietà comunale a finalità di interesse pubblico e collettivo, a servizi e proposte che favoriscano un’ampia fruizione da parte di cittadini del quartiere e non solo”, progetti che “dovranno essere corredati da un piano economico-finanziario, comprensivo della pianificazione di tutti gli interventi di riqualificazione previsti”.

Una scelta obbligata dopo lo sgombero del governo

Tradotto: la giunta sceglierà a chi affidare gli spazi. Quindi sarà una scelta politica, con un Sì quasi obbligato al centro-sociale, dopo lo sgombero deciso dal ministro Matteo Piantedosi e passato sopra la testa del Sindaco Beppe Sala. Un vero e proprio atto di sfida, letto da molti come il primo atto della campagna elettorale.

Tuttavia c’è da ricordare che lo stabile di via Watteau, di proprietà dei fratelli Cabassi, noti costruttori meneghini, è stato sgomberato proprio per permettere l’edificazione di un lussuoso complesso immobiliare, in un’area periferica, irraggiungibile per la gran parte dei milanesi. Il perfetto esempio della gentrificazione che ha colpito la Milano grazie a quell’urbanistica d’assalto permessa a piene mani dalla giunta Sala, i cui protagonisti sono finiti ora invischiati nelle decine di inchieste della procura.

Saldare Leoncavallo e Si Meazza

E’ anche per questo che alla manifestazione convocata per il 6 settembre contro lo sgombero del centro sociale si è unito un fronte che combatte contro l’altra maxi-speculazione edilizia, ovvero la vendita ai fondi di investimento che controllano Milan e Inter dello stadio Meazza. “Vogliamo sostenere l’impegno del comitato Si Meazza e degli altri soggetti contrari alla vendita e favorevoli alla ristrutturazione dello Stadio e dell’area adiacente in un’ottica verde e sostenibile. Come gesto concreto troviamoci dietro a uno striscione contro la vendita dello Stadio”, si legge nell’appello lanciato online da Paolo Hutter (adesioni: salvastadio@gmail.com).

L’incontro Sala-Pd sulla delibera di vendita

E, se per la vicenda Leoncavallo, il Comune di Milano è un alleato, nella storia del Meazza è il primo antagonista. Per martedì è stato infatti fissato un incontro tra Sala e il Partito Democratico nel quale il sindaco “spiegherà” i termini dell’accordo raggiunto con i club per la cessione.

In particolare dovrà far ingoiare a un Pd sempre più in stato confusionale, che il Comune (cioè i milanesi) dovrà accontentarsi di incassare solo 160 milioni dalla vendita di impianto e aree (meno del famoso Pirellino), poiché dal prezzo stabilito dall’Agenzia delle Entrate di 197 milioni, si dovranno sottrarre ulteriori 30 milioni per le bonifiche. Che Milan e Inter non intendono pagare.

Maggioranza a forte rischio

Inoltre dovrà illustrare al Pd e alla sua maggioranza le motivazioni per le quali si è intestardito – lui indagato e indebolito politicamente dalle inchieste – a portare comunque in aula entro pochi giorni una delibera di vendita divisiva, pur sapendo che i numeri sono a forte rischio.

Su 25 consiglieri di maggioranza, sei hanno già detto che voteranno no. E una decina sono più che titubanti (anche per la paura del possibile intervento della Corte dei Conti, visto che i prezzi stabiliti per stadio e aree sono in forte dubbio e il possibile danno erariale è dietro l’angolo).

Il rischio è di dover ricorrere ai voti del centrodestra (indeciso se abbandonare l’aula o rimanere, votare a favore e quindi chiedere sei secondi dopo la quasi automatica crisi della giunta).

Ogni giorno chat sempre più imbarazzanti

E, come se non bastasse, ogni giorno, dalle chat depositate al Tribunale del Riesame dal pool Petruzzella-Filippini-ClericiSiciliano, escono conversazioni e prese di posizione del sindaco e del suo inner circle sempre più imbarazzanti. Scampoli di colloqui che riguardano tutto l’universo dell’urbanistica milanese, San Siro compreso.

“Non diamo i documenti ai consiglieri”

Ieri per esempio sono diventate pubbliche le discussioni nel gruppo whatsapp formato dall’ex assessore Giancarlo Tancredi, dal Dg del Comune, Christian Malangone e dalla dirigente responsabile del progetto Meazza, Simona Collarini (tutti e tre indagati). I tre di fatto stilano l’elenco dei consiglieri comunali della maggioranza “cattivi”, perché si oppongono o si smarcano dalla linea della giunta Sala sullo stadio, ai quali non bisogna dare i documenti che richiedono.

Quei consiglieri infatti continuano “a chiedere accesso” a “atti” e “pratiche” edilizie, come Carlo Monguzzi (Verdi), Enrico Fedrighini (gruppo Misto), Alessandro Giungi e Rosario Pantaleo (Pd).

Il progetto fantasma di WeBuild

Ad agosto 2022, per esempio, Collarini scrive che Fedrighini “ha chiesto documenti stadio”. “Cerchiamo di non darglieli perché consegnati in via informale?” domanda Tancredi. Il riferimento è al progetto di ristrutturazione dello stadio preparato da WeBuild. Un progetto a lungo enfatizzato da Sala, ma poi sparito dai radar.

Un “fantasma”, perché nessun consigliere comunale o tecnico ha mai potuto visionarlo, prima che sindaco e club lo scartassero, asserendo l’impossibilità di ristrutturare il Meazza. Fedrighini, invece, chiede insistentemente di poterlo vedere, ma la risposta è no. E la motivazione è che quel progetto non è stato “protocollato” dal Comune perché consegnato in modo “informale” e quindi non è agli atti…

Oltre 200 docenti chiedono il cambio delle politiche urbanistiche

Infine da registrare ieri l’appello lanciato e sottoscritto da oltre 200 docenti universitari di Milano e di altre città italiane, per chiedere un importante cambio di passo sulle scelte di sviluppo della città e i grandi interventi urbani, dopo “i fatti gravissimi emersi dalle indagini della Procura di Milano sullo sviluppo urbano degli ultimi anni”.

Tra le altre richieste dei docenti all’amministrazione milanese anche quella di “fermare i grandi e medi progetti in corso per imprimere una direzione diversa, trasparente e democratica, alla trasformazione di quelle aree e della città in generale: da quelli dichiarati prioritari come la vendita dello stadio Meazza a San Siro, allo sviluppo per parti incoerenti degli ex scali ferroviari, a quelli avviati e controversi come la BEIC-Biblioteca Europea, la Goccia della Bovisa, il nuovo centro commerciale in piazzale Loreto e l’edificazione di grandi volumi sui binari della stazione Cadorna (FILI)”.

“È urgente e necessario aprire una discussione effettiva e democratica che tenga conto delle critiche politiche e civili”, aggiungono i docenti, “dei bisogni abitativi, sociali e ambientali espressi dalla popolazione milanese in questi anni, sin qui del tutto elusi, per decidere quali di questi progetti debbano andare avanti e in che modo”.