La riduzione dell’Irpef per il ceto medio, cara a Forza Italia, il piano casa, annunciato da Giorgia Meloni, l’intervento sulle pensioni, la rottamazione delle cartelle, cara alla Lega. Puntuali come i bagni di Ferragosto sono cominciati i giochi intorno alla Manovra. Che quest’anno è ancora di più una vetrina per i partiti di maggioranza in quanto la messa a punto del budget 2026 viaggia in parallelo con la campagna elettorale per le regionali con la gara tra i leader a utilizzare ogni pertugio per garantirsi consenso politico.
Alla lunga lista dei desideri corrisponde una coperta sempre più corta
Peccato che, come al solito, alla lunga lista dei desideri corrisponda una coperta sempre più corta. E così a caccia di risorse per finanziare i vari interventi entra di tutto, anche le banche. Spunta infatti l’ipotesi di una nuova tassazione sul buyback, l’operazione con la quale le società riacquistano azioni proprie dal mercato, un’operazione usata soprattutto dalle banche. Ma non solo. Sono diverse le società che utilizzano questo strumento, dai colossi energetici Enel ed Eni, a gruppi industriali come Stm, Stellantis, Ferrari e Prysmian, ma anche operatori finanziari e assicurativi come Nexi e Generali.
L’ipotesi era già stata valutata negli anni passati ma era poi tramontata perché considerata incerta rispetto al gettito ipotizzabile e, al momento, sarebbe solo ad una prima valutazione: non sarebbe ad esempio stato ancora deciso se limitare l’ambito di applicazione al solo settore bancario o se estenderlo alle assicurazioni e a tutte le altre società.
Negli Usa la tassa sui buyback, un’accisa dell’1%, è scattata nel 2022. In Francia è stata adottata da pochi mesi, ma anche con effetto retroattivo, e con un’aliquota molto più alta, dell’8%.
Contro il prelievo sul buyback il muro di Forza Italia
Ma l’ipotesi, che richiama l’invito della Lega agli istituti di credito a dare un contributo al Paese, incontra subito il muro degli azzurri. “Forza Italia è contraria a qualsiasi blitz di tipo fiscale. Tutti devono pagare le tasse, comprese le banche, ma siamo contrari a studiare modi per fare la persecuzione delle banche”, ha detto il vicepremier e leader di FI, Antonio Tajani.
“Il profitto deve essere tassato, giustamente. Ma accanirsi contro le banche” secondo Tajani “significa andare a colpire al cuore il sistema produttivo. Due anni fa è stato fatto un blitz con gli extra-profitti ed è saltato. Quando sento parlare di extra-profitti mi viene in mente un sistema più sovietico che italiano”.
Il costoso e spinoso capitolo delle pensioni
L’altro tesoretto da cui la Lega sogna di attingere per anticipare il ritiro dal lavoro a 64 anni è il Tfr. I metodi utilizzati finora sono stati tutt’altro che risolutivi: secondo i dati dell’Inps, nel 2024 le uscite flessibili dal lavoro sono state 36.983, dimezzate rispetto alle 69.315 del 2023. Il calo è legato al crollo di Quota 103, dovuto prevalentemente al ricalcolo interamente contributivo, e a quello di Opzione donna.
Per il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, la soluzione potrebbe quindi risiedere nel tesoretto del Tfr che, trasferito all’Inps, potrebbe fungere da rendita tale da assicurare un assegno dignitoso. Il capitolo pensioni è peraltro complesso.
Ci sono infatti da finanziare gli aumenti degli assegni dovuti all’inflazione (viaggia sull’1,7% nel 2025), sui quali il governo ha sempre messo qualche paletto. Il blocco, oramai dato per scontato, degli ulteriori tre mesi che saranno necessari dal 2027 per andare in pensione inizialmente avrà un costo limitato ma – a giudicare dai calcoli degli esperti – avrà a regime un peso sui conti pubblici pari a 3 miliardi di euro.
L’attenzione al ‘ceto medio’ costa circa 4 miliardi
L’attenzione al ‘ceto medio’ costa circa 4 miliardi e viene considerato ora una priorità anche dalla Lega, che però vuole affiancarci anche una nuova rottamazione, la quinquies: per “le cartelle esattoriali – dice il leader del partito Matteo Salvini – che tengono in ostaggio milioni di lavoratori e lavoratrici italiani”. Sul ceto medio l’intervento ipotizzato prevede la riduzione dal 35 al 33% dell’aliquota che ora va dai 28.000 ai 50.000 euro, estendendola fino a quota 60.000.
Poi c’è il discorso dei salari poveri, finora ignorato dal governo. Tajani propone di togliere la parte di contributi che versano i lavoratori con stipendi più bassi.
Il piano casa senza coperture
“Decine di migliaia di abitazioni a prezzi calmierati”. Salvini ha riassunto così il cuore del Piano Casa annunciato a Rimini da Meloni per aiutare le giovani coppie. La base di partenza è il Piano Casa Italia varato con la scorsa legge di bilancio. Ma che non è ancora del tutto operativo in attesa di un apposito Dpcm.
E’ stato per ora previsto un finanziamento pluriennale di 660 milioni di euro, “un’inezia”, ha ammesso lo stesso Salvini, che ha promesso però uno sforzo aggiuntivo. La caccia alle risorse è aperta.