Abili e arruolati, Italia compresa. Parola della Nato. Tutti i Paesi aderenti all’Alleanza atlantica (ad eccezione dell’Islanda) hanno raggiunto il target del 2 per cento del Pil in spese militari. Come ordinato dalla Casa Bianca, sotto minaccia del disimpegno Usa in caso di mancato rispetto della soglia minima pattuita nel 2014, gli alleati si sono adeguati. Allineati e coperti, ma a quale prezzo? Per il nostro Paese il budget militare schizza dai 18 miliardi di nove anni fa agli oltre 45 miliardi del 2025. C’è di che essere orgogliosi in tempi di magra. Con cinque milioni di italiani in povertà assoluta, che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena, e circo otto milioni e mezzo di lavoratori, che faticano ad arrivare alla fine del mese.
Per non parlare della Sanità allo sfascio con milioni di cittadini costretti a rinunciare alle cure, e della scuola con le pezze al deretano. Vorrà dire che gli indigenti mangeranno polvere da sparo, i malati di cancro faranno la chemio con l’uranio impoverito mentre i nostri figli studieranno in classe tattiche militari. Intanto il governo è già alle prese con la prossima manovra. Ma le coperture per le principali misure annunciate dal governo – dal Piano casa al taglio dell’Irpef – restano un rebus. È la solita vecchia storia. Per il riarmo imposto da Trump agli alleati-vassalli della Nato i soldi si trovano sempre. Per il resto non c’è mai un euro. Almeno la smettano di menarcela con la balla del prima gli Italiani.