Più li senti parlare e più ti tornano in mente le parole di Papa Francesco: “Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2 per cento del Pil per l’acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!”. E chissà che avrebbe detto oggi, se fosse ancora vivo, sapendo che nel frattempo i Paesi Nato, sotto ricatto Usa, hanno deciso di innalzare la soglia addirittura al 5%.
Ursula von der Leyen che ha appena festeggiato un nuovo invidiabile – si fa per dire – traguardo, non sta più nella pelle. “Sono molto lieta che 19 Stati membri, tra cui la Lettonia, abbiano ora richiesto il supporto di Safe (il fondo Ue per il riarmo). Sono lieta di annunciare che abbiamo raggiunto la sottoscrizione completa dell’intero importo di 150 miliardi di euro. Molti Stati membri hanno indicato che lo utilizzeranno anche per sostenere l’industria della difesa ucraina. Si tratta quindi di un vero successo europeo”.
Nella lista, ovviamente, c’è pure l’Italia dell’armata BrancaMeloni che ha prenotato prestiti fino a 15 miliardi per lo shopping militare. Chi sarà il fortunato beneficiario di questo mare di miliardi lo spiega chiaro e tondo l’aiutante di campo di Bomb der Leyen, Kaja Kallas, raccomandando di usare “il Fondo europeo per la pace per acquistare le armi americane”. Che si dà il caso dovrebbe essere l’alta rappresentante della Politica estera dell’Unione europea. Anche se sembra quella degli Stati Uniti.