Oggi, a Sharm el-Sheikh, andrร in scena la liturgia della โpaceโ: tavolo lucido, bandiere allineate, firme che scivolano sul foglio. ร un cessate il fuoco vestito da trattato, senza una riga sulla giustizia. Chi sale sul palco ha parlato di camion, cantieri, governance; nessuno ha chiesto tribunali, prove, responsabilitร .
Donald Trump rivendica una ยซnuova Gazaยป fatta di infrastrutture e ยซ600 camion al giornoยป di aiuti. Abdel Fattah al-Sisi insiste sulla ยซstabilizzazioneยป e sulla ricostruzione immediata con una presenza internazionale. Giorgia Meloni ringrazia Trump e annuncia che lโItalia ยซรจ pronta a contribuire a stabilizzazione, ricostruzione e sviluppoยป. Keir Starmer parla di ยซimplementare senza ritardiยป e di far entrare gli aiuti. Emmanuel Macron evoca una ยซforza di stabilizzazioneยป e una Autoritร Palestinese riformata. Tutti dicono โprima i lavoriโ. Nessuno dice: prima i processi.
Sul tavolo non cโรจ lโaccertamento dei crimini di guerra, non cโรจ la cooperazione con la Corte penale internazionale, non cโรจ il nome dei responsabili. Cโรจ un manuale di project management: rimozione macerie, corridoi logistici, porti e aeroporto, il lessico delle grandi opere che arriva sempre un minuto prima della veritร .
Gaza intanto conta i morti, i mutilati, le case spianate, i campi bruciati. Il ritorno dei profughi avviene tra cumuli e promesse. La ยซpaceยป presentata oggi non restituisce le vite, non ripara le colpe, non riconosce la vittima. ร un condono politico ed economico calato dallโalto su un popolo a cui si chiede di ripartire senza giustizia. Finchรฉ la giustizia resta fuori dalla sala, quella firma resta una scenografia. Tutti gli occhi su Gaza.
La Sveglia