La Sveglia

Occhi su Gaza, diario di bordo #44

Non hanno fatto in tempo ad asciugare i bicchieri del prosecco che la cosiddetta pace a Gaza giร  si mostra per quello che รจ. Sei civili palestinesi, secondo lโ€™agenzia Wafa, sono stati uccisi ieri a Shujaโ€™iyya da droni israeliani mentre tornavano tra le macerie delle loro case. Israele sostiene che si trovassero in una โ€œzona vietataโ€. Come se lโ€™intera Striscia non fosse ormai unโ€™unica zona vietata alla vita.

Netanyahu, intanto, fa lโ€™unica cosa che sa fare: minaccia. รˆ lโ€™unico linguaggio del suo governo, quello della violenza e dellโ€™oppressione. Ma mentre i droni riprendono a colpire, unโ€™altra offensiva, piรน silenziosa, si consuma in rete: Instagram ha cancellato lโ€™account del giornalista Saleh al-Jafarawi, ucciso nei giorni scorsi. Aveva oltre 4 milioni e mezzo di follower. Le sue immagini, le testimonianze del genocidio, sparite anche dagli archivi. Una rimozione sistematica, piรน rapida delle stesse ruspe chiamate alla โ€œricostruzioneโ€.

A Jabalia si continua a combattere: scontri tra forze di sicurezza di Hamas e gruppi armati sostenuti da Israele, riferisce Al Jazeera. Allโ€™ospedale di Khan Yunis arrivano nuovi feriti. A Shujaโ€™iyya i corpi vengono recuperati da chi non aveva piรน nulla da perdere.

Questa non รจ una pace, perchรฉ non cโ€™รจ giustizia. Non quella del diritto internazionale, con la Croce Rossa trattata come un fastidio, nรฉ quella morale, negata a un popolo ridotto allโ€™apolidia e al silenzio.

Non รจ fragile la pace. Quella non esiste. รˆ fragile la sopravvivenza e la libertร  di Gaza, semplicemente perchรฉ lโ€™una non รจ garantita e lโ€™altra non รจ contemplata in quel piano che tutti celebrano. Per questo tutti gli occhi devono restare su Gaza.