La pressione fiscale in Italia รจ salita. Nel 2023 era al 41,2%. Nel 2024 รจ arrivata al 42,5%, certifica lโIstat. Nel 2025 toccherร il 42,8%, prevede la Banca dโItalia nelle audizioni sulla Nadef. Non sono opinioni, nรฉ propaganda dellโopposizione: sono i numeri dei documenti pubblici firmati proprio dal governo che dice di โtagliare le tasseโ.
La sinistra delle tasse, il centrodestra della memoria corta
Il 9 ottobre 2024 Giorgia Meloni ha spiegato che ยซnoi le tasse le abbassiamo, quelle le alzava la sinistraยป. Salvini ripete che la sinistra ยซsogna patrimonialiยป e Fratelli dโItalia archivia come โstangata rossaโ ogni proposta di progressivitร fiscale. ร la liturgia del centrodestra: agitare il feticcio della sinistra tassatrice come un monito morale. Nel frattempo i numeri crescono sotto il loro governo, ma evidentemente la pressione fiscale non fa parte della realtร : รจ tradimento dello spirito nazionale solo quando cala sulle statistiche dellโopposizione.
Per mesi la maggioranza ha equiparato ogni proposta su rendite finanziarie, grandi successioni o patrimonio immobiliare a un colpo di stato fiscale. La tassa sugli extraprofitti bancari? ยซVogliono punire il risparmio degli italianiยป, ha accusato FdI prima di presentare una versione piรน leggera dello stesso meccanismo. Ogni riferimento alla progressivitร dellโimposizione รจ stato spinto nel secchio delle ideologie. E mentre lโopposizione veniva raccontata come ossessionata dal colpire il ceto medio, lo stesso governo lasciava scadere il taglio sulle accise dei carburanti, incassando di piรน in silenzio.
Gli sconti annunciati, i conti presentati
Il governo rivendica il taglio del cuneo, la revisione dellโIrpef, il futuro abbassamento dellโaliquota dal 35% al 33%. Ma gli sconti selettivi non cancellano lโaritmetica. LโIstat spiega che nel 2024 le entrate fiscali e contributive sono cresciute del 5,8%, mentre il Pil nominale รจ salito del 2,7%. Lโinflazione ha spinto lโIVA, il โfiscal dragโ ha trascinato redditi verso scaglioni piรน elevati e la fine dello sconto Draghi sulle accise ha garantito un incasso maggiore. Nessuno ha ufficialmente โalzato le tasseโ, รจ bastato smettere di abbassarle e lasciarle lavorare in silenzio.
Nel 2025, secondo i documenti programmatici dello stesso governo, la pressione fiscale salirร ancora. Nel frattempo gli spot istituzionali parlano di โpiรน soldi in busta pagaโ, ma nessuno spot racconta che lโIstat ha giร certificato un carico piรน pesante sullโintero sistema. Davanti alle tabelle, lo slogan โmeno tasse per tuttiโ vale quanto un cartellone elettorale dopo lo scrutinio.
Per capire la scala basta la cronologia ufficiale: il 2021 si chiude attorno al 43,4 per cento, il 2022 scende al 41,7, il 2023 al 41,2, il 2024 risale al 42,5; per il 2025 il quadro programmatico indica 42,8. Nel mezzo, scaglioni Irpef non indicizzati, gettito IVA spinto dai prezzi, Ires sostenuta da utili robusti sul 2023, contributi legati a occupazione e salari in crescita. ร lโeffetto combinato che rovescia lo slogan nel suo contrario: meno tasse annunciate, piรน pressione registrata.
I numeri restano. Gli slogan scadono.
Ogni proposta dellโopposizione su extraprofitti, rendite o grandi patrimoni viene bollata come โtassa ideologicaโ. Nel frattempo lo stesso governo valuta strette su affitti brevi, detrazioni e altri segmenti fiscali senza mai tradurle nel linguaggio dellโideologia, ma in quello dellโโequitร โ. Anche qui la logica รจ semplice: le tasse sono di sinistra solo quando non sono le tue.
Poi arrivano i dati dellโIstat. E quei numeri sono una sentenza: con questa maggioranza, la pressione fiscale รจ aumentata. Nessuna patrimoniale rossa, nessun governo socialcomunista. Solo il realismo di una propaganda che parla di sforbiciate mentre la forbice incassa. Il resto รจ rumore. I numeri no.