Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è sempre più in difficoltà. Non solo per il vicolo cieco in cui l’avanzata russa sul fronte orientale lo ha cacciato. È stato egli stesso, con un drammatico discorso alla nazione, ha parlare di una scelta tra due opzioni una più drammatica dell’altra: tra la perdita della dignità – per le condizioni della resa poste sul tavolo prima dai 28 punti del piano di pace di Donald Trump e poi dallo stesso Vladimir Putin – e quella di un alleato fondamentale (gli Stati Uniti). Ora la situazione si aggrava anche sul fronte interno, per il dilagare della “Mani Pulite” ucraina, che dopo gli scandali a base di corruzione già deflagrati nei mesi scorsi, ha fatto rotolare un’altra testa eccellente nell’entourage del presidente.
Zelensky perde un altro pezzo: si dimette Yermak
Ieri è stato il capo dell’Ufficio presidenziale Andriy Yermak a rassegnare le dimissioni dopo la perquisizione eseguita da decine di agenti su mandato della Nabu (l’Autorità nazionale anti-corruzione ucraina) negli uffici presidenziali. Il braccio destro di Zelensky, insomma, amputato dall’inchiesta sulle tangenti sugli appalti di Stato finanziati con il gigantesco fiume di denaro (177,5 miliardi di euro secondo le stime più recenti) riversatosi a Kiev dall’inizio della guerra dalle casse dell’Unione europea a titolo di aiuti per sostenere lo sforza bellico. Ma non è tutto. Yermak, oltre ad essere una figura politica di primo piano nel Paese, era infatti anche il capo negoziatore nella delicata trattativa intorno al piano di pace Usa che sta entrando in questi giorni nella fase più delicata.
Non solo Yermak: tra dimissioni e fughe
Uno scandalo deflagrato nonostante il tentativo di archiviare la vicenda come “fake news” da parte dello staff di Yermak. Ma la diffusione delle intercettazioni sul maxi scandalo di Energoatom da parte del numero uno della Sapo (la Procura anti-corruzione ucraina), che ha parlato di “Ali Baba” – il nome in codice proprio di Yermak secondo alcuni media ucraini – come colui che “tiene incontri e assegna compiti alle forze dell’ordine affinché perseguitino i detective della Nabu e i pubblici ministeri della Sapo”, le dimissioni si sono rese inevitabili. Come la pressione che continua a salire intorno alla presidenza, dopo che anche i ministri della Giustizia e dell’Energia, travolti dallo scandalo insieme all’ex socio e amico di Zelensky, Mindich (fuggito in Israele) erano stati costretti a lasciare i rispettivi incarichi.
Dopo Yermak, Zelensky cerca un nuovo capo negoziatore
Ma ora la priorità è rimpiazzare Yermak. Sia all’interno dell’amministrazione ucraina (tra i papabili, il vice dello stesso Yermak, Pavlo Palisa, e il vice premier, Mikhailo Fedorov) che alla guida della delegazione per i negoziati di pace. L’unica certezza, per ora, è sul futuro di Yermak, che al New York Post ha annunciato: “Vado al fronte e sono pronto a qualsiasi missione”.