Un mondo sempre più disuguale. E l’Italia non fa eccezione: la ricchezza si concentra, la democrazia si restringe

Il rapporto Oxfam certifica l’Italia delle forbici sociali: patrimoni record al vertice, povertà stabile e lavoro sempre più fragile

Un mondo sempre più disuguale. E l’Italia non fa eccezione: la ricchezza si concentra, la democrazia si restringe

La ricchezza cresce, ma sale sempre nello stesso punto. Si concentra, si addensa, diventa potere. Nel 2025 il numero dei miliardari nel mondo ha superato quota 3mila e il valore complessivo dei loro patrimoni ha raggiunto 18mila 300 miliardi di dollari. In un solo anno le fortune dell’élite globale sono aumentate di 2.500 miliardi, una somma che sfiora la ricchezza detenuta dalla metà più povera dell’umanità, 4,1 miliardi di persone. Il nuovo rapporto di Oxfam mette in fila i numeri di un sistema che redistribuisce verso l’alto e lascia scoperto tutto il resto.

Questa accumulazione procede mentre una persona su quattro nel mondo soffre di insicurezza alimentare e la povertà estrema torna ad aumentare in diverse aree del pianeta. La frattura non riguarda più soltanto i redditi: riguarda l’accesso al potere, alla rappresentanza, alla capacità di incidere sulle regole.

Quando la ricchezza governa

Oxfam stima che un miliardario abbia oggi 4.000 volte più probabilità di ricoprire cariche politiche rispetto a un cittadino comune. La sproporzione si estende ai media: sette delle dieci maggiori corporation mediatiche globali hanno proprietari miliardari. La ricchezza diventa infrastruttura di influenza, capace di orientare politiche fiscali, regole di mercato e dibattito pubblico.

Il 2025 offre un esempio plastico di questo intreccio. L’agenda dell’amministrazione di Donald Trump ha combinato tagli fiscali per gli ultra-ricchi, ostilità verso la tassazione internazionale delle multinazionali e resistenze a qualsiasi contenimento del potere monopolistico. Secondo Oxfam, scelte che rafforzano un’élite oligarchica globale e accelerano l’erosione democratica. Non a caso il rischio di arretramento democratico risulta sette volte più elevato nei Paesi con livelli più alti di disuguaglianza economica.

Disuguitalia, la ricchezza che sale e la povertà che resta

L’Italia si muove dentro questa traiettoria. Nel 2025 i miliardari italiani sono diventati 79 e hanno accumulato patrimoni per 307,5 miliardi di euro, con un incremento reale annuo di 54,6 miliardi, pari a 150 milioni di euro al giorno. Nello stesso arco temporale, tra il 2010 e il 2025, la ricchezza nazionale è cresciuta di oltre 2.000 miliardi, ma il 91% dell’incremento è finito nelle mani del 5% più ricco delle famiglie. Alla metà più povera è rimasto il 2,7%.

Oggi il top 5% detiene circa la metà della ricchezza nazionale, una quota superiore allo stock complessivo posseduto dal 90% delle famiglie meno abbienti. Il rapporto tra il 10% più ricco e la metà più povera continua ad allargarsi: oltre otto a uno, contro poco più di sei quindici anni fa. La forbice cresce, si stabilizza, diventa struttura.

Lavoro debole, eredità forti

Sul piano sociale i numeri restano inchiodati. Oltre 2,2 milioni di famiglie, per un totale di 5,7 milioni di persone, vivono in povertà assoluta. L’incidenza aumenta tra chi vive in affitto, soprattutto nei grandi centri urbani, dove il costo dell’abitazione può assorbire oltre il 40% del reddito. La crescita occupazionale convive con un mercato del lavoro fragile: contratti intermittenti, bassa qualità dell’occupazione, salari che non recuperano l’inflazione. Tra il 2019 e il 2024 il potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali ha perso 7,1 punti percentuali.

Nel frattempo prende forma una società ereditocratica. Nei prossimi dieci anni in Italia passeranno di mano patrimoni per almeno 2.500 miliardi di euro, in un sistema fiscale che continua a trattare con cautela grandi successioni e grandi patrimoni. Il carico resta concentrato sul lavoro: 49 euro su 100 di entrate fiscali arrivano dai salari, mentre ai profitti ne corrispondono 17. Il risultato è una mobilità sociale sempre più compressa.

Secondo Oxfam, l’azione del governo in carica si inserisce in questa dinamica, con politiche redistributive giudicate insufficienti e un contrasto alla povertà che ha ristretto l’accesso ai sostegni pubblici. I numeri raccontano un Paese in cui la ricchezza corre e la disuguaglianza diventa regola. Prima economica, poi politica. E infine democratica.