Referendum, si allarga il fronte del No. Landini: “Il governo pensa che gli italiani non capiscano”. Contro la riforma anche Boato, Sala e Ruffini

Affondo di Landini: "Il governo non dovrebbe pensare che gli Italiani sono coglioni". Intanto le adesioni al No continuano a crescere

Referendum, si allarga il fronte del No. Landini: “Il governo pensa che gli italiani non capiscano”. Contro la riforma anche Boato, Sala e Ruffini

“Il sorteggio per i membri del Csm? E allora perché non sorteggiamo i parlamentari o i sindaci? Siamo su ‘Scherzi a parte’ o siamo in un Paese serio e degno di questo nome? Io penso che sarebbe bene che questo governo non pensasse che i cittadini italiani sono un mondo di coglioni che non capiscono quello che sta succedendo, ci vorrebbe un po’ di rispetto”. A firmare la colorita invettiva contro la riforma della Giustizia firmata dal ministro Carlo Nordio, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ieri a Napoli per un’iniziativa sul no al Referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, organizzata dalla Fp Cgil.

Landini: “Un referendum che con la giustizia non c’entra nulla”

“Questo Referendum, che loro hanno voluto e che ci fa cacciare via dei soldi, non c’entra assolutamente nulla con la riforma della giustizia, che invece non vogliono fare”, ha aggiunto Landini, “E lo dico a partire dai 12mila giovani che in questi anni hanno fatto funzionare la giustizia e recuperato dei ritardi e che vengono lasciati a casa, o delle migliaia di lavoratori che mancano nei gangli essenziali del funzionamento della giustizia”.

A casa 12mila precari dei tribunali

Il riferimento è a quelle migliaia di precari dell’ufficio del processo, assunti per smaltire l’arretrato grazie ai fondi del Pnrr, che il governo Meloni si appresta a lasciare a casa dal 30 giugno. Nonostante si siano rivelati necessari per far ripartire l’ingolfatissima macchina della giustizia, il governo pensa di confermarne meno della metà. Gli altri a casa. Un’ingiustizia sociale, visto che ancora non sono chiari i criteri in base ai quali alcuni saranno confermati e altri no, e un danno materiale, visto che quel personale amministrativo nei tribunali è essenziale.

“Sicuramente questo referendum non c’entra assolutamente nulla con il far funzionare meglio la giustizia. Il nostro problema non è limitare l’autonomia o l’indipendenza della magistratura, ma far funzionare la giustizia che non funziona”, ha aggiunto il segretario Cgil, “Il Referendum risponde a una logica totalmente politica di un governo che non solo sulla Magistratura, ma anche sull’informazione, ma anche sul Parlamento, ha intenzione di cambiare, di modificare radicalmente la nostra Costituzione”.

E conclude “al contrario per noi la Costituzione va applicata proprio per garantire quei diritti, a partire dal diritto alla giustizia, dal diritto al lavoro, il diritto alla salute, che oggi non sono assolutamente garantiti”.

M5s, Avs e (mezzo) Pd per il No. Renzi fa melina

Così la Cgil fa fronte unito per il No, che a oggi conta, oltre alla quasi totalità dei Magistrati, il Movimento Cinque Stelle e Avs, una parte del Pd (leggi accanto). Matteo Renzi ha lasciato invece “libertà totale sul referendum”, dichiarando che annuncerà la sua scelta solo sette giorni prima del voto.

Le sorprendenti new entry tra i contrari

Ma al fronte del No, negli ultimi giorni, si sono iscritti anche nomi abbastanza sorprendenti, come quello del verde Marco Boato, già sostenitore della separazione delle carriere fin dai tempi della Bicamerale di Massimo D’Alema, che dalle pagine de L’Unità si è schierato apertamente. “Sono favorevole a sostenere il No, nonostante io sia sempre stato, nell’arco ormai di decenni, favorevole in linea di principio alla separazione delle carriere”, scrive Boato, che però si dice “contrario al merito e al metodo con cui è stata approvata la riforma costituzionale ora sottoposta a referendum”.

Un po’ la linea abbracciata (molto blandamente) ieri anche dal sindaco di Milano, Beppe Sala: “Al referendum voterò No. Ci sono degli elementi anche buoni, ma nella somma generale credo che sia veramente opportuno votare No”.  “Non farò appelli, è un voto dato col mio sentimento politico e personale, però certamente credo che sia un referendum da bocciare”, ha aggiunto.

Bachelet: “Anche Ruffini contro”

“È dei nostri anche Ernesto Ruffini. È per il No fin dall’inizio. Mi ha telefonato ieri, segnalandomi una sua intervista dell’ottobre scorso che ho subito rilanciato su Facebook, ottenendo in mezza giornata 16mila visualizzazioni”, ha detto ieri Giovanni Bachelet, presidente del Comitato società civile per il No alla riforma della giustizia. “L’adesione al Comitato società civile per il No di questo protagonista della nostra storia civile e politica – aggiunge Bachelet – conferma che quella del No non è una battaglia di parte, perché non riguarda il governo o le prossime elezioni, ma le prossime generazioni: gli equilibri dello stato di diritto nell’Italia dei nostri figli e nipotini”.