Corea del Sud, l’ex premier Han Duck-soo condannato a 23 anni per il suo tentativo nel 2024 di imporre la legge marziale

L’ex premier sudcoreano Han Duck-soo condannato a 23 anni di carcere per il ruolo nel tentativo di legge marziale del 2024.

Corea del Sud, l’ex premier Han Duck-soo condannato a 23 anni per il suo tentativo nel 2024 di imporre la legge marziale

Poco alla volta la giustizia della Corea del Sud sta facendo chiarezza su quanto avvenuto il 3 dicembre 2024 quando nel Paese asiatico c’è stato quello che viene definito un “tentato golpe”. Fatti per i quali i giudici di Seul hanno inflitto una pesantissima condanna all’ex primo ministro, Han Duck-soo, ritenuto responsabile di aver avuto un ruolo a dir poco determinante nel tentativo di imporre la legge marziale del 3 dicembre 2024. Con un verdetto destinato a scatenare forti reazioni, la Corte distrettuale centrale di Seul lo ha condannato a 23 anni di carcere, disponendo l’immediato trasferimento in prigione del 76enne ex capo del governo.

L’udienza finale del processo è stata trasmessa in diretta televisiva, tenendo incollati allo schermo diversi milioni di sudcoreani. Proprio durante la diretta e nel leggere il dispositivo, il giudice Lee Jin-gwan ha usato parole nette e dure nei confronti dell’ex premier Han che “ha ignorato il suo dovere e la sua responsabilità di primo ministro fino alla fine”. Sempre secondo quanto affermato dal tribunale, pur non essendo l’ideatore del piano, l’ex premier ha svolto un ruolo rilevante nel maldestro e breve tentativo dell’allora presidente Yoon di proclamare la legge marziale per tentare un golpe. Un’azione che, come tanti ricorderanno, aveva fatto precipitare il Paese asiatico nella più grave crisi istituzionale degli ultimi quarant’anni.

Corea del Sud, l’ex premier Han Duck-soo condannato a 23 anni per il suo tentativo nel 2024 di imporre la legge marziale

Quel che è certo è che la procura speciale guidata da Cho Eun-suk aveva chiesto una pena di 15 anni per l’ex premier, accusandolo di favoreggiamento dell’insurrezione e di falsa testimonianza. Ma il verdetto dei giudici è stato ben più severo in quanto i togati hanno ritenuto più grave la condotta dell’imputato, sottolineando come egli abbia garantito almeno formalmente il rispetto dei requisiti procedurali, senza mai opporsi in modo esplicito né sollecitare altri membri del governo a fermare Yoon, nonostante avesse espresso riserve sulla decisione.

Dal canto suo per tutta la durata del processo, Han ha sempre respinto ogni addebito, affermando con decisione di non aver mai sostenuto né favorito la dichiarazione della legge marziale o il tentativo di golpe. Una tesi che, evidentemente, non ha convinto i giudici. Dopo la destituzione di Yoon, avvenuta nell’aprile 2025 a seguito dell’impeachment confermato dalla Corte costituzionale, Han era stato nominato presidente ad interim e per un periodo era apparso come un possibile candidato conservatore alle elezioni anticipate. Le sue dimissioni di maggio e il fallimento della corsa presidenziale hanno però segnato l’inizio di una rapida parabola discendente, culminata ora con una delle sentenze più dure nella storia recente della Corea del Sud.