Le anticipazioni di Report? “Pattumiera delle fake”, “accuse surreali” perché “l’infrastruttura usata negli uffici giudiziari è lo stesso sistema di gestione e sicurezza dei pc già in funzione dal 2019, come certamente potranno confermare i Ministri che mi hanno preceduto”. È la risposta stizzita affidata ieri dal ministro Carlo Nordio a una nota non appena la clip della puntata di Report sul software spia ECM presente nei pc dei tribunali italiani inizia a circolare.
L’autodifesa di Nordio
Per il ministro, impegnato ieri alle Camere per la Relazione sullo stato della giustizia, il programma “non consente sorveglianza dell’attività dei magistrati, non legge contenuti, non registra tasti o schermo, non attiva microfoni/webcam”.
“Le funzioni di controllo remoto non sono attive né sono state mai attivate”, aggiunge il ministro, “In ogni caso, il loro eventuale uso necessiterebbe di una richiesta dell’utente e di una sua conferma esplicita: non potrebbe dunque avvenire a sua insaputa. Ogni intervento sarebbe comunque tracciato nei sistemi”. Parole che di fatto confermano che il software c’è, esiste ed è installato.
E conclude Nordio: “Desta sconcerto la notizia diffusa, senza i dovuti accertamenti, da Sigfrido Ranucci via Facebook che certamente ha un fine: suscitare allarme sociale per orientare maldestramente l’opinione pubblica”.
Poi le minacce di conseguenze legali contro le opposizioni
Non contento, il Guardasigilli ha pensato bene di minacciare le opposizioni: “Trovo improprio essere accusato di aver messo sotto controllo i computer dei magistrati”, questo “è di una gravità inaudita”, ha detto in Senato, “Questa cosa non finirà qui, invito ad evitare polemiche inutili” per “evitare le conseguenze alle quali probabilmente dovrà essere sottoposta l’on. Debora Serracchiani (che alla Camera aveva parlato di controllo del governo sulla Magistratura e aveva chiesto le dimissioni del Guardasigilli, ndr): valuteremo in quali sedi”, ha concluso.
Smentita la smentita
Tuttavia la smentita di Nordio sulle caratteristiche del software non regge, messa a dura prova pochi minuti dopo dalla seconda clip di Report con l’intervista al giudice Aldo Tirone. Non solo, da quanto ha potuto appurare La Notizia, la descrizione di ECM (installato nei pc dei magistrati nel 2019 dai tecnici del ministero di Grazia e Giustizia) riportata dal ministro altro non sarebbe che la sterile trascrizione di quanto riferito dal ministero alla procura di Alessandria nel 2024, per fermare l’inchiesta.
A completare il quadro quanto riportato ieri dal Fatto Quotidiano, secondo il quale “la linea del Ministero è quella di attendere la messa in onda del programma per vedere cosa verrà mostrato e solo successivamente decidere il da farsi”. Inoltre, “fonti interne ammettono che software che consentono di agire da remoto e con il potenziale di trasformarsi in trojan esistono, ma sarebbero ‘completamente disattivati’”.
Opposizioni all’attacco
Alla luce di tuto ciò, più che comprensibili gli attacchi delle opposizioni. Per i pentastellati delle commissioni Giustizia della Camera e del Senato “la notizia diffusa oggi da Report è un altro impressionante allarme per la tenuta della nostra democrazia”.
“Se confermata”, proseguono, “sarebbe uno scandalo di proporzioni incalcolabili. Secondo quanto riferisce Report, il caso è stato sollevato da una Procura italiana nel 2024 e il governo, anziché precipitarsi in Parlamento per annunciare verifiche rigorosissime e l’immediata disinstallazione del software, avrebbe messo a tacere il caso su richiesta della Presidenza del Consiglio. Il ministro e la presidente Meloni devono immediatamente spiegare al Parlamento e ai cittadini se il delicatissimo lavoro di indagine dei magistrati sia stato spiato o spiabile e da chi”.
Il Pd si stringe in difesa di Serracchiani: “Minacciare un deputato nell’esercizio delle sue funzioni è grave e inaudito. Le parole di Nordio sono inaccettabili”, nota la Capogruppo dem alla Camera, Chiara Braga, “Il ministro si preoccupasse di smentire una vicenda da dittatura sudamericana e impari a rispettare il Parlamento”.
Per Angelo Bonelli (Avs) “la nota del ministro, invece di chiarire, conferma il punto più inquietante: il software esiste ed è operativo. Per quale ragione è stato installato un sistema che consente l’accesso remoto ai Pc dei magistrati? Chi controlla chi, e con quali garanzie?”, si chiede. “Dopo lo scandalo Paragon e i giornalisti spiati, ora tocca ai magistrati?”, continua Bonelli, “È un salto di qualità gravissimo, da democrazia illiberale. Meloni smetta di fuggire e venga immediatamente in Parlamento a spiegare”.