La frana di Niscemi non si ferma: “Peggio del Vajont”. Già 1.309 sfollati, a rischio un’area di 25 chilometri quadrati

La frana a Niscemi non si ferma. Ciciliano: "Peggio del Vajont". Non si potrà costruire in un’area di 25 chilometri quadrati

La frana di Niscemi non si ferma: “Peggio del Vajont”. Già 1.309 sfollati, a rischio un’area di 25 chilometri quadrati

A Niscemi gli sfollati registrati negli elenchi tenuti dalla Protezione civile sono 1.309. “Il numero rimane costante”, fanno sapere dal Comune. Quasi tutti hanno scelto di alloggiare, almeno in questo periodo, da familiari o amici. Sono pochi quelli che si sono recati nelle strutture adibite dal Comune, presso il palazzetto dello sport e in altre appositamente adibite, meno di un centinaio. Il fronte della frana rimane attivo. “Al momento – dice il sindaco Massimiliano Conti – dai dati a disposizione possiamo dire che non c’è un peggioramento ma non possiamo ritenere che la frana si sia fermata”.

La frana a Niscemi non si ferma. Ciciliano: “Peggio del Vajont”

Save the children esprime “forte preoccupazione per la situazione dei più di 4.200 minorenni che vivono nel territorio di Niscemi, dove le recenti e intense piogge hanno provocato nuove frane e un progressivo aggravamento del dissesto idrogeologico” con “ulteriori precipitazioni previste nei prossimi giorni che potrebbero peggiorare ulteriormente l’emergenza”. “Le famiglie – sottolinea Save the children – stanno vivendo momenti di grande paura e incertezza, con ripercussioni particolarmente gravi su bambini e bambine. Molti minorenni, oltre allo spavento, stanno affrontando il trauma dell’evacuazione dalle proprie abitazioni e della sospensione delle lezioni a causa della chiusura di diversi istituti scolastici. Interi quartieri sono già stati sgomberati e la situazione resta altamente instabile. In questo è essenziale garantire protezione, assistenza e risposte immediate ai più giovani. Nessun minore dovrebbe trovarsi da solo ad affrontare un’emergenza di questa portata”.

Per avere la cifra dei danni causati dalla frana il capo dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano ha detto che quello che è accaduto a Niscemi è stato per dimensioni maggiore di quanto avvenuto a Vajont. “In questo momento stiamo parlando di un movimento franoso che è circa di 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni. Quindi tecnicamente siamo quasi una volta e mezza la quantità di montagna e di territorio e di massa franosa che è caduta rispetto a quella del Vajont”, ha detto Ciciliano.

Non si potrà costruire in un’area di 25 chilometri quadrati

Non si potrà costruire in un’area di 25 chilometri quadrati. “Con decreto, domani (oggi, ndr) disporrò l’estensione dell’area di rischio a tutela della popolazione di Niscemi di circa 25 chilometri quadrati. In questa area sarà imposto il divieto di inedificabilità assoluta”, ha annunciato il segretario generale dell’Autorità di Bacino del Distretto idrografico della Sicilia, Leonardo Santoro. La zona rossa resterà invece di 150 metri. Il decreto, che aggiornerà il Piano di Assetto Idrogeologico, si è reso necessario dopo il monitoraggio dei tecnici che, avvalendosi di droni, hanno sorvolato la zona interessata dalla frana. L’area interessata dal decreto si estende a valle del costone crollato.

L’offerta del sindaco di Gela

Intanto il sindaco di Gela offre le aree del suo territorio per ricostruire Niscemi. “La ricostruzione dei quartieri franati a Niscemi potrebbe iniziare dalle aree, lungo la Piana di Gela, attualmente in territorio gelese. Siamo pronti a cederle al Comune di Niscemi”, ha detto il sindaco di Gela Terenziano Di Stefano. “La procedura può partire dai due consigli comunali, che dovranno deliberare e poi trasmettere tutto alla Regione – ha spiegato Di Stefano – Le aree sono libere e utilizzabili, a ridosso tra Gela e Niscemi, ma attualmente in territorio gelese”.

Proseguono i recuperi nelle case in zona rossa

Ieri sono intanto proseguiti i recuperi di effetti personali effettuati negli edifici in zona rossa dai vigili del fuoco che accompagnano gli sfollati che ne fanno richiesta alla polizia municipale. La media è di 70-80 interventi al giorno: i pompieri entrano nelle case assieme ai proprietari, tutto viene fatto nel tempo più breve possibile. Nelle abitazioni che si trovano a 50-70 metri dal fronte della frana non vengono fatti recuperi. Troppo pericoloso.