Trump perde terreno: Texas ribelle, sondaggi in calo e prime crepe nel consenso

Dalle elezioni speciali in Texas al calo nei sondaggi Pew, i primi segnali politici indicano una perdita di controllo del consenso.

Trump perde terreno: Texas ribelle, sondaggi in calo e prime crepe nel consenso

I segnali arrivano dal luogo che più di ogni altro aveva certificato la solidità del consenso trumpiano. Il Texas, bastione elettorale e simbolico del 2024, restituisce due risultati che incrinano la rappresentazione di un Paese compatto dietro la Casa Bianca. Nelle elezioni speciali di gennaio, in distretti considerati politicamente blindati, i repubblicani cedono seggi rilevanti. Il dato pesa per ciò che indica prima ancora che per l’aritmetica parlamentare e apre una crepa nel racconto dell’egemonia presidenziale.

Nel nono distretto del Senato statale, Taylor Rehmet supera Leigh Wambsganss, candidata sostenuta apertamente dal presidente. Il distretto aveva premiato Donald Trump con un margine di 17 punti alle presidenziali. A Houston, Christian Menefee conquista il seggio federale rimasto vacante dopo la morte di Sylvester Turner, rafforzando una componente democratica che costruisce la propria identità politica sul conflitto diretto con le politiche migratorie federali. Alla Camera, la maggioranza repubblicana scende a 218 contro 214. Ogni voto diventa una verifica di tenuta.

Il Texas come laboratorio politico

Il valore delle due vittorie va al di là della dimensione locale. Le campagne elettorali intercettano un clima di tensione crescente attorno all’operato dell’ICE e della Border Patrol, finite al centro di accuse per abusi e uso arbitrario della forza. A Minneapolis, in Minnesota, l’uccisione dei due cittadini americani, Renée Good e Alex Pretti, da parte di agenti federali ha aperto una crisi di legittimità che travalica i confini statali. I video diffusi dai testimoni incrinano la ricostruzione governativa e continuano ad alimentare una mobilitazione diffusa.

Le proteste hanno portato in strada centinaia di migliaia di persone, nonostante le temperature estreme. A New York il termometro segna meno dieci gradi, a Minneapolis meno diciassette. Un dettaglio che è un importante dato politico: la partecipazione regge anche quando il costo fisico cresce. Le dichiarazioni di Trump su un presunto sostegno popolare alle agenzie federali sono poca cosa rispetto alla realtà delle piazze e delle urne. In molte città, reti civiche spontanee monitorano l’operato degli agenti e documentano gli interventi con telefoni e telecamere, e così ogni arresto si trasforma in un atto pubblico.

Consenso in ritirata e corti federali

Il logoramento emerge con chiarezza anche dai sondaggi. Secondo il Pew Research Center, il 61 per cento degli americani boccia l’azione dell’amministrazione. Ancora più significativo il giudizio sulla capacità di governo: il 52 per cento degli intervistati ritiene Trump privo delle condizioni mentali per guidare il Paese. Tra gli elettori repubblicani, la fiducia sull’idoneità scende dal 75 al 66 per cento in dodici mesi. La credibilità morale si ferma al 42. I numeri descrivono una frattura interna al campo conservatore che erode la disciplina politica.

A rendere più fragile il quadro contribuisce la nuova ondata di rivelazioni legate ai file Epstein. Trump reagisce come al solito, evocando complotti e annunciando azioni legali contro il giornalista Michael Wolff. Ma le minacce restano sul piano delle dichiarazioni, mentre documenti sensibili compaiono e spariscono dal sito del Dipartimento di Giustizia, alimentando altri sospetti e nuove tensioni istituzionali.

Sul piano dei poteri, la magistratura federale continua a contenere le follie dell’inquilino della Casa Bianca. Il caso del piccolo Liam Ramos, fermato dall’ICE insieme al padre, si è chiuso con il rilascio ordinato da un giudice del Texas. Nella sentenza, il giudice Fred Biery accusa il governo di ignorare la Dichiarazione d’Indipendenza e richiama gli avvertimenti di Thomas Jefferson contro le derive autoritarie. Un richiamo che arriva da uno Stato conservatore e per questo assume un peso politico ulteriore.

Trump continua a rivendicare il sostegno del Paese. I fatti dicono altro: distretti che cambiano colore, maggioranze che si assottigliano, consenso che arretra, giudici che intervengono. I segnali di cedimento restano parziali, è vero, ma sono convergenti. Ed è proprio questa convergenza a trasformarli in un problema politico strutturale.