L’Iran apre ai negoziati con gli Stati Uniti. Trump gongola ma avverte Khamenei: “Accordo o guerra”

L’Iran apre ai negoziati con gli Stati Uniti. Trump gongola, ma avverte Khamenei: “Accordo o guerra”. Teheran: "Se attaccati, ci difenderemo"

L’Iran apre ai negoziati con gli Stati Uniti. Trump gongola ma avverte Khamenei: “Accordo o guerra”

Da un lato, la speranza che, dopo i tumulti di piazza e la brutale repressione in Iran, la diplomazia – che in queste ore sembra aver fatto passi da gigante – possa scongiurare l’intervento armato degli Stati Uniti; dall’altro, la flotta di Donald Trump che continua il suo schieramento nell’area e attiva un canale militare con Israele in vista di un possibile attacco.

Sono ore decisive per la Repubblica islamica dell’Iran che, com’è facilmente intuibile, al di là delle minacce di potenziali “controattacchi” in caso di raid statunitensi, sta cercando in ogni modo di disinnescare un possibile conflitto. In tal senso, nelle ultime 24 ore sarebbero stati compiuti importanti passi con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian che, in modo del tutto inatteso, ha annunciato l’inizio di colloqui sul nucleare con gli Stati Uniti. Colloqui ai quali, secondo l’agenzia di stampa Tasnim, prenderanno parte il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff.

L’ultimo tentativo dell’Iran

Alla luce di ciò appare evidente la decisione della Repubblica islamica di abbassare i toni, pur negando, per bocca del portavoce del Ministero degli Esteri Esmaiel Baghaei, che l’apertura diplomatica sia arrivata a seguito dell’ultimatum degli Usa. “Siamo sempre onesti e seri nel processo diplomatico, e devo dire che non abbiamo ricevuto l’ultimatum” di cui ha parlato pubblicamente Trump, ha fatto notare Baghaei.

Quel che è certo è che qualcosa si sta muovendo, anche se è presto per dire se basterà a fermare la macchina da guerra statunitense.

Diplomazia e strategia

Per la precisione, durante frenetiche riunioni notturne tra le diverse parti in causa, sarebbe stata raggiunta “una mediazione multilivello, che ha coinvolto attori regionali e singole figure chiave dietro le quinte e che ha permesso di sbloccare l’accordo quadro annunciato tra Stati Uniti e Iran per evitare una guerra regionale”.

Ad affermarlo sono fonti diplomatiche citate dal quotidiano libanese L’Orient-Le Jour, che danno conto del ruolo centrale svolto dal Qatar nell’accordo, il quale avrebbe convinto Teheran ad accettare negoziati diretti con Washington. Determinante anche l’azione della Turchia, che ha promosso un approccio graduale e globale, spingendo le parti a partire dal nucleare per poi estendere il confronto agli altri dossier regionali.

Sul fronte statunitense, un ruolo operativo sarebbe stato svolto dall’inviato Witkoff, incaricato dei contatti diretti con una delegazione di Teheran. Incerto, invece, il ruolo dell’Arabia Saudita, che è sempre stata inserita tra i mediatori ma che, secondo Axios, starebbe lavorando sotto traccia con ben altre intenzioni. Stando a quanto riporta il portale americano, il ministro della Difesa dell’Arabia Saudita, il principe Khalid bin Salman, avrebbe “sollecitato gli Stati Uniti a dar seguito alle minacce di un intervento armato contro l’Iran”, affermando durante un briefing riservato tenuto a Washington che “se il presidente Trump non concretizzerà tali minacce, la Repubblica islamica ne uscirà rafforzata”.

Trump minaccia e Khamenei risponde

Quel che è certo è che i negoziati – come confermato da Teheran e da Washington – ci saranno già nei prossimi giorni, anche se la trattativa appare complessa e dai risultati incerti. Nell’attesa di capire cosa succederà sul piano diplomatico, gli Usa continuano a schierare la propria flotta navale e hanno stabilito un canale militare con il primo ministro Benjamin Netanyahu per coordinare eventuali azioni contro l’Iran.

Insomma, la minaccia di un intervento americano non è venuta meno e, infatti, la Guida Suprema Ali Khamenei ha avvertito Trump: “L’America deve sapere che se inizia una guerra, questa volta sarà una guerra regionale”, con “il popolo iraniano che non si lascerà influenzare da queste minacce”. Parole alle quali ha risposto lo stesso presidente degli Usa, ribattendo che “se non raggiungeremo un accordo allora vedremo se (Khamenei, ndr) aveva ragione o meno”.