Olimpiadi, è polemica sulle due torri da 60 metri erette a Parco Sempione a Milano. Ombre sulla sicurezza nei cantieri

Le 2 tori dovranno sostenere la telecamera che immortalerà gli eventi degli sponsor. Il Comune: "Il pino abbattuto? Per ragioni di sicurezza"

Olimpiadi, è polemica sulle due torri da 60 metri erette a Parco Sempione a Milano. Ombre sulla sicurezza nei cantieri

Due torri di ferro alte sessanta metri, dal costo di due milioni di euro, che deturpano il parco Sempione di Milano e il Castello Sforzesco. È uno dei primi “lasciti” (né richiesti, né voluti) che la Fondazione Milano-Cortina ha voluto donare alla città lombarda. I due manufatti, che poggiano su basamenti di cemento posti ai due lati opposti del parco, spuntati all’improvviso dove prima c’erano i prati, sono destinati a sorreggere il filo della “cable cam”. Ovvero la telecamera sospesa destinata a riprendere non gare sportive, ma le feste e i party organizzati nel villaggio degli sponsor, anch’esso ubicato nel centro dello storico parco. In prossimità della piazza del Cannone.

Milanesi infuriati per le due torri di cemento e acciaio

Tuttavia quel cantiere della Fondazione Milano-Cortina sta facendo molto discutere – ma sarebbe molto meglio dire infuriare – parte della cittadinanza. Innanzitutto perché per tirare su una delle torri, quella più vicina al Castello Sforzesco, è stato abbattuto un albero di sessant’anni, la cui fronda, dicono gli ambientalisti, probabilmente dava fastidio alle riprese. Poi perché i basamenti sui quali poggiano sono enormi gettate di cemento, che vanno a impattare sulle radici degli alberi attigui (quelli sfuggiti alla motosega…).

Nessun controllo nel cantiere che non ha nemmeno le porte

Inoltre, cosa ancora più grave, mentre il cantiere a ridosso della Triennale è inibito all’accesso pubblico ed è controllato da un vigilante, quello a ridosso del Castello è totalmente accessibile a chiunque (come abbiamo documentato ieri con un video pubblicato sulla pagina Facebook de La Notizia). Non ha infatti né una porta per evitare che i cittadini entrino nell’area di cantiere dove sono posteggiate ruspe, carrelli ed escavatori, né c’è un cancello che isoli la torre vera e propria.

Una situazione quanto meno discutibile rispetto alle norme di sicurezza previste per ogni area di cantiere, dove chiunque acceda, deve essere controllato. Ma anche un pericolo oggettivo per la cittadinanza: se l’accesso alla torre è libero, chiunque può arrampicarsi fino alla sua cima, eventualità tutt’altro che remota a Milano, città molto frequentata dagli amanti del buildering (cioè gli scalatori di monumenti urbani). Sabato sera un responsabile della Fondazione Milano-Cortina si era impegnato a chiudere l’area. Impegno che fino a ieri sera non è stato rispettato.

Manca anche il cartello della committenza (obbligatorio per legge)

Inoltre – e qui la trama si infittisce – il cantiere non riporterebbe la cartellonistica con i dati del committente, l’autorizzazione, il numero del permesso a costruire, il costo dell’opera ecc… Secondo alcuni testimoni, fino a sabato scorso il cartellone c’era, poi sarebbe sparito. Quando cioè sono iniziate le polemiche sull’intervento.

Solo coincidenze? Di certo una situazione singolare per due cantieri in pieno centro, oltretutto ubicati in un parco pattugliato 24 ore su 24 da tutte le forze dell’ordine. A partire dalla Polizia Locale, che dovrebbe segnalare le irregolarità che mettono a rischio l’incolumità dei cittadini. Invece queste macroscopiche omissioni non le ha rilevate nessuno. Saranno sfuggite…

Palazzo Marino: “L’albero era a rischio caduta”

Travolto dalle polemiche e dalle domande – in molti si sono chiesti se i costruttori delle due hanno tutti i permessi e  come abbia potuto la Soprintendenza alle belle arti di Milano accettare che si costruissero manufatti tanto impattanti accanto al Castello, in un parco storico che gode del massimo livello di tutela ambientale e paesaggistica –  il Comune ha cercato di fare chiarezza.

“Nella scelta dei luoghi per installazioni e strutture si è tenuto conto anche della presenza di alberi, tutelando e salvaguardando tutti gli esemplari di pregio”, fa sapere a La Notizia Palazzo Marino, “Il pino strobo che è stato abbattuto, non è stato abbattuto per quel cantiere, ma era stato classificato in classe D, dopo le prove di trazione effettuate durante i normali controlli e le verifiche di stabilità che si fanno sul patrimonio arboreo. Le indagini avevano confermato l’elevato rischio di schianto. Non è stato quindi abbattuto per cantieri relativi alle Olimpiadi. Il suo abbattimento era già previsto per ragioni di sicurezza”.

E circa il cantiere, il Comune aggiunge: “Le installazioni sono temporanee, al termine dei Giochi, le aree interessate dai lavori per l’installazione saranno completamente ripristinate e riqualificate a spese del realizzatore dell’iniziativa”.

Né il Comune né la Soprintendenza hanno reso pubblici i documenti autorizzativi

Pur sollecitato da La Notizia, il Comune non ha voluto fornire i documenti autorizzativi né, tantomeno, il parere rilasciato dalla Soprintendenza. La quale, a sua volta, non ha risposto alla Pec inviata da questo giornale. E così la domanda che molti milanesi si fanno – com’è stato possibile che la Sovrintendenza abbia dato l’ok a due torri che deturpano uno dei punti più affascinanti della città? – resta senza una risposta. Per ora.