Da una parte capi di stato che s’incontravano e 60mila persone (scarse) che assistevano alla grande cerimonia di apertura allo stadio di San Siro; dall’altra gli studenti in piazza contro gli agenti dell’Ice e aprivano un weekend di contestazioni. In mezzo, una città blindata, con i milanesi – quelli che non sono fuggiti – che facevano lo slalom tra zone rosse, divieti, controlli dei documenti e divieti di sosta. È l’estrema sintesi del primo vero giorno di Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
Una cerimonia di polemiche, dai biglietti alla censura di Ghali
Iniziamo dalla cerimonia, finita nei giorni scorsi al centro delle polemiche prima per i costi proibitivi dei biglietti (260 euro il più “economico”, ribassati della metà per evitare “buchi” negli spalti), poi per la censura denunciata giovedì sera dal cantante Ghali.
Una vicenda divenuta subito una bomba politica, con la Lega all’attacco dell’artista italianissimo: “Chi fa polemica vuol dire che non ha capito niente delle Olimpiadi: le Olimpiadi sono un momento di pace, di condivisione, di gioia, per cui se qualcuno non è contento rinunci e così, siamo amici come prima”, ha detto il presidente lombardo Attilio Fontana. Mentre il capogruppo dem Pierfrancesco Majorino accusa la Lega di usare argomenti che si avvicinano “inconsapevolmente alle teorie nazifasciste della razza”. Insomma non tutto liscissimo, al di là dello spettacolo messo in scena nel decrepito stadio di San Siro, quello che era talmente malmesso da dover essere svenduto dal Comune di Milano a Milan e Inter…
In piazza 5mila studenti per dire No all’Ice
In mattinata almeno 5mila studenti sono invece scesi in piazza per ribadire il proprio “no” alla presenza degli agenti dell’Ice alle Olimpiadi (presenza non smentita dalle autorità degli Stati Uniti). In piazza sono state portate anche altre tematiche: è stata condannata la chiusura delle scuole e dei poli universitari a Milano e in Valtellina, ma anche la presenza di Israele ai Giochi.
“Troviamo incomprensibile e ingiustificabile come possa essere considerata giusta la presenza di una polizia straniera colpevole di razzismo e omicidi in un altro paese sovrano — dichiara Pietro Wilhelm Malmsheimer, responsabie della comunicazione dell’UdS Lombardia, al quale fa eco Cecilia Marzolla, coordinatrice di Rete della Conoscenza Milano: ”Noi diciamo basta. Non possiamo accettare che gli Stati Uniti dopo decenni continuino ad avere la possibilità di violare indiscriminatamente l’indipendenza di altri popoli e che i governi si dimostrino accondiscendenti a questa politica”.
Oggi il corteo nazionale contro le Olimpiadi
Ma l’attesa è per oggi, quando è in programma il corteo nazionale organizzato dal Comitato insostenibili olimpiadi (Cio), che riunisce collettivi studenteschi, centri sociali, associazioni e altre realtà. La manifestazione blindatissima, dopo i fatti di Torino, partirà alle 15.00 da piazza Medaglie d’Oro, a poco più di un chilometro dal Villaggio olimpico. Il percorso concordato dagli organizzatori prevede l’arrivo al Corvetto, teatro nel 2024 delle rivolte seguite alla morte di Ramy Elgaml. Ieri intanto è stato occupato il Palasharp, il palazzetto (abusivo), che avrebbe dovuto ospitare le gare di hockey femminile delle Olimpiadi, idea abbandonata perché ritenuta antieconomica dagli investitori privati.
M5s contro l’esplosione dei costi
Infine, sempre ieri, nota i Parlamentari del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino, Antonino Iaria, Elisa Pirro ed Elena Sironi a margine della presentazione del libro ‘Una montagna di soldi’, sono passati all’attacco per l’espolosione dei costi dei Giochi. “Il dossier dei Giochi Milano-Cortina 2026 è stato gestito in modo sbagliato, rivelandosi presto opaco e costosissimo, pagato caro e salato dai cittadini. I propositi di Olimpiadi “low cost”, “green” e con forte “legacy” sono andati presto a farsi benedire, anche per l’approccio famelico dei vari Zaia, Fontana, Fugatti e dei troppi sindaci coinvolti” hanno dichiarato.
E intanto Giorgetti tace
“Cementificazione, devastazione ambientale e spese miliardarie: soprattutto negli ultimi anni, abbiamo assistito a una deriva pietosa. Tutto questo quando, lo ribadiamo con forza, erano già disponibili gli impianti torinesi e piemontesi”, ricordano. Quindi l’affondo contro il ministro Giancarlo Giorgetti: “è abbastanza singolare che il Giorgetti austero di oggi non dica nulla di questo modello che sta facendo spendere 4.5 miliardi pubblici in più di quanto sarebbe costato il nostro progetto sul recupero e riuso degli impianti piemontesi. Non è una discussione ideologica, ma una questione di priorità politiche: per questioni di campanile si è deciso di buttare in cemento e cattedrali nel deserto miliardi che avrebbero potuto finanziare sanità, diritti e protezione sociale”.